sabato 17 novembre 2018
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L’isola di Arturo a Sala Assoli, attraverso la voce e gli occhi di Iaia Forte

Iaia ForteLe stelle, la magia dell’isola, di un pezzo di terra sospeso in mezzo al mare, il fisiologico scontro generazionale tra padre e figlio e la naturale voglia di fuga. Iaia Forte legge l’isola di Arturo a Sala Assoli e regala al pubblico un’ora di intensa narrazione. La poliedrica attrice napoletana rilegge con estrema bravura alcuni passaggi salienti del romanzo cult di Elsa Morante, vincitrice del Premio Strega nel 1957.

 

Pagine scritte a ridosso degli anni ’60, in un clima politico e sociale particolarmente “caldo”, erano gli anni delle  contestazioni giovanili in piazza, dei capelloni, dell’amore libero, della lotta di classe. Di tutto ciò, Arturo Gerace, protagonista del romanzo di formazione della Morante, ambientato a Procida nel 1938, non sapeva nulla eppure a modo suo, in un certo senso, precorre ciò che sarebbe accaduto. Il giovane attraversa quella fase di crescita, che viene definita “età ingrata”, si confronta con la caduta del mito del padre eroe, prova i primi turbamenti d’amore e sogna di approdare nel “continente”, sulla terra ferma, in un altro mondo che segnerà il passaggio all’età adulta.

 

E oggi nel 2016, in un mondo in cui la guerra non conosce più confini di genere, età, luoghi e religioni, in cui si convive con il terrore quotidiano dell’ordinario, il testo della Morante non perde la sua magia, ci parla di andate e di ritorni, di addii dalla terra natia che fanno male ma che sono necessari, di occhi che non vogliono guardare per non soffrire, di occhi che hanno fame e sete di cultura, come quelli che hanno affollato ieri la Sala Assoli, nel cuore dei quartieri spagnoli di Napoli, giano bifronte di sangue e sapere.

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.