venerdì 16 novembre 2018
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Legambiente, consumi energetici in calo dal 2010

Complice la crisi, nel 2012 sono continuati a scendere in Italia i consumi energetici a valori inferiori a quelli del 2000, anche se l’Italia rimane il quarto paese europeo per emissioni dopo Germania, Regno Unito e Francia.

Lo attesta il rapporto “Ambiente Italia 2013” presentato oggi a Roma. La crisi economica e le condizioni meteorologiche sono fattori che giocano un ruolo importante nella riduzione dei consumi energetici, ma tale riduzione è anche un  segno distintivo dell’introduzione di misure di efficienza energetica, nonostante il petrolio resti ancora la principale fonte (37,5%), essenzialmente per gli usi come carburante. Il 35% dei consumi riguardano l’impiego di gas naturale mentre il 13,3% è dato dalle rinnovabili e il 9% dall’uso di carbone.

Nel bilancio energetico nazionale cresce la produzione di energia dalle fonti rinnovabili, che è quasi raddoppiata rispetto a dieci anni fa. Nella produzione elettrica nazionale, nel 2012 le fonti rinnovabili si attestano per il 28% della produzione e sono ancora in rapidissimo aumento la produzione eolica (+34%) e quella fotovoltaica (+72%). Nel 2011 le emissioni di CO2eq sono state stimate a 490 milioni di tonnellate, cioè circa il 5% in meno del livello 1990. Le riduzioni più importanti si registrano per quei composti di cui è stato eliminato o fortemente ridotto l’utilizzo comune (come il piombo o l’anidride solforosa) o per cui sono state imposte specifiche misure di controllo e depurazione. Sono di gran lunga meno efficaci i risultati sulle emissioni di polveri sottili – particolarmente rilevanti sotto il profilo sanitario – che su scala europea si sono ridotte del 26% ( 17% in Italia) nel periodo che intercorre tra il 1990 e il 2010, ma sono cresciute nel 2010 rispetto al 2009 (sia nell’Unione Europea sia in Italia).

La riduzione delle emissioni di metalli pesanti, in alcuni casi risultano altamente tossici e cancerogeni, è stata rilevante su scala europea, anche se  risultata molto più bassa in Italia. Per gli inquinanti organici persistenti, come i Pcb o le diossine, le riduzioni conseguite in Italia sono state meno ampie rispetto a quelle medie europee.

 

 

Vincenzo Nigri