lunedì 19 novembre 2018
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La maledizione del “piccolo faraone”

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Fonte foto: calcioweb.eu

Quante volte abbiamo dovuto assistere alla solita litania riguardo la nuova strada intrapresa dal calcio italiano che vuole i nostri club sempre più propensi nel lanciare nuovi talenti e ad investire nei vivai, e quanti elogi si sono sprecati in favore del Milan, i più convinti assertori della politica della “linea verde”, e di Galliani, che, in barba alle follie di sceicchi e oligarchi russi,  ha deciso di puntare forte su giovani come De Sciglio e Petagna e di acquistare giovani promesse come El Shaarawy, Niang, Saponara,Vergara e Salamon.
Tutto molto bello, se non fosse che dei suddetti l’unico a giocare con una certa continuità sia De Sciglio, al quale facciamo gli auguri di pronta guarigione, mentre Petagna  e Salamon sono finiti alla Samp, il primo in prestito il secondo in comproprietà, e i restanti scaldano la panchina. Perfino El Shaarawy è stato retrocesso al ruolo di comprimario dopo gli arrivi di Kakà e Matri, sebbene fino a metà della scorsa stagione venisse considerato a giusta ragione il talento più importante del panorama calcistico italiano.

Infatti il “piccolo faraone” durante lo scorso girone d’andata riuscì a siglare 14 reti ma nel girone di ritorno, complice l’arrivo di Balotelli, l’attaccante d’origini egiziane non ha dato seguito alle sue ottime prestazioni, segnando soltanto due reti e costringendo Allegri a relegarlo più volte in panchina. Dalla fine del suo momento magico il numero 92 rossonero è caduto in una profonda crisi psicologica, aggravata dalla mancanza di fiducia della società di via Turati, che in questa sessione di mercato ha tentato più volte di cedere El Shaarawy e ne ha delegittimato la titolarità attraverso gli acquisti di Kakà e Matri, cosa che ha affossato ancor di più il morale e l’autostima del giovane attaccante, il quale aveva iniziato bene la stagione, segnando il primo gol ufficiale del Milan nei preliminari di Champions contro il PSV.

Insomma il futuro di El Shaarawy al Milan si preannuncia tutt’altro che roseo, data l’intoccabilità di Balotelli e la concorrenza di  Kakà, Matri e Robinho, non dimenticando il ritorno di Pazzini previsto per fine ottobre. Tuttavia ci auguriamo che la società rossonera riesca a tutelare quello che è un patrimonio presente e futuro del calcio italiano, altrimenti è giusto che il “piccolo faraone” dimostri il suo valore lontano da San Siro, almeno la si smetterà di incensare l’operato degli uomini di via Turati.

Luigi Testa