sabato 17 novembre 2018
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“Il venditore di medicine”: il coraggio nel dna di un regista

il venditore di medicinaliDal 29 aprile 2014 in sala “Il venditore di medicine” di Antonio Morabito, documentarista alle prese con il suo secondo lungometraggio; il primo è stato Cecilia nel 2003. Il film presentato quest’anno in Fuori Concorso al Festival di Roma, scritto dal regista insieme ad Amedeo Pagani e Michele Pellegrino, distribuito da Cinecittà Luce, sarà proiettato in 50 sala italiane. Tra gli interpreti Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Roberto De Francesco, Ignazio Oliva, Marco Travaglio, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano nei panni dell’antipatico professor Malinverni e Roberto Silvestri, critico cinematografico nei panni del giudice. «Se il mio contributo può suscitare maggiore curiosità su una pellicola importante ben venga», commenta Travaglio. Si parla dello strapotere delle industrie farmaceutiche, di truffe, di medici corrotti, di pazienti usati come  cavie; in due parole di comparaggio farmaceutico.
Il vend medicinali
Protagonista di questa storia è Bruno (Claudio Santamaria), un cinico informatore medico della “Zafer”, un’importante azienda farmaceutica. In accordo con un gruppo di medici, fa prescrivere i suoi farmaci in cambio di viaggi, soldi e favori. Tutto questo perché la sua azienda sta affrontando i tempi della crisi e decide di fare dei tagli al personale: solo i più efficienti resteranno. Bruno pur di non perdere il suo posto di lavoro è disposto a ingannare, mentire, comprare e truffare. Il film ha vinto un premio come miglior soggetto perché ha “il dna del coraggio”.
«È qualcosa che riguarda ognuno di noi – spiega il regista – Non è un’inchiesta ma una narrazione basata su fatti reali. Stiamo parlando del nostro medico e delle persone che vanno a parlare con lui prima che noi entriamo nel suo ambulatorio».Il venditore C’è dell’autobiografia nella storia: l’idea nasce a seguito di un’esperienza provata in prima persona da Morabito. Suo padre si ammalò e lui si dovette preoccupare della ricerca di un dato farmaco: di come venisse prodotto e come venisse immesso sul mercato. Perché vengono consigliati e prescritti solo taluni farmaci nonostante abbiano le stesse proprietà strutturali e la stessa composizione chimica di altri? La risposta è nel film.
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Francesca Saveria Cimmino

Vice Direttore at Linkazzato.it
Nata a Napoli, si è laureata nel 2010-2011 in Conservazione dei beni demo-etno-antropologici; tesi di laurea in Antropologia visiva; relatore: Stefano Francia di Celle e correlatrice Helga Sanità. Nel 2012 ha frequentato a Roma, presso la Scuola di Cinema Sentieri Selvaggi, un corso annuale di critica cinematografica, avente tra i docentiMassimo Causo e Simone Emiliani, e un corso trimestrale di sceneggiatura con Franco Ferrini. Ha partecipato anche ai seguenti workshops: produzione con Filmon Aggujaro, sceneggiatura con Demetrio Salvi, Ufficio Stampa con Francesco Carlo, girare un’intervista con Massimo Latini e scrivere per la tv con Massimo Cerofolini e Francesca Primavera e a Napoli un corso di dizione e speaker radiofonico con Jampa Serino, presso la scuola Cinemafiction.Nel 2012-2013 ha frequentato un corso di giornalismo cinematografico presso la Scuola di Cinema di Napoli con Giovanni Chianelli. Specializzanda in Imprenditoria e creatività per cinema, teatro e televisione, ha conseguito uno stage in Ufficio Stampa con Roberto Conte, Capo Ufficio Stampa del Suor Orsola Benincasa. Nel 2013 ha partecipato al seminario “La freccia e il cerchio”, ideato e diretto da Edoardo Sant’Elia e il suo saggio è tra i testi selezionati per la pubblicazione del 2017. Oggi è redattrice presso Linkazzato.it, Campania Su Web e Corriere dello Spettacolo. Collabora inoltre con il sito Cinerunner.it.