lunedì 19 novembre 2018
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Il Senato vota la decadenza di Berlusconi

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Silvio Berlusconi disperato per la decisione del Senato

Maggio 1994 – Novembre 2013: termina la vita parlamentare di Silvio Berlusconi. L’unico ad esser stato seduto negli scranni di Montecitorio prima e di Palazzo Madama poi prima da Presidente del Consiglio e poi da parlamentare semplice governando per più tempo di tutti, addirittura di De Gasperi.Silvio Berlusconi è decaduto. La sua Camera di riferimento, il Senato vota la decadenza, respingendo i nove ordini del giorno presentati contro le conclusioni della giunta per le elezioni del Senato  che aveva contestato l’elezione del leader del centrodestra sulla base della legge Severino a seguito della condanna per frode fiscale divenuta definitiva a inizio Agosto. Forza Italia, le cui senatrici si sono tutte vestite a lutto per l’occasione, grida al colpo di Stato e ad una democrazia dimezzata mentre c’è chi, come alcuni parlamentari grillini stappano bottiglie di spumante rigorosamente italiano e chi ancora come i democratici che per bocca del segretario Epifani dichiarano che è stata semplicemente eseguita una sentenza “perché in Italia non vige la legge della giungla”.
Al suo posto diventa senatore il primo dei non eletti del Molise, l’onorevole Ulisse Di Giacomo. Questi – già in rotta con Berlusconi per la sua scelta di essere proclamato proprio in quella circoscrizione elettorale togliendo di fatto ai molisani l’unico parlamentare realmente originario della regione – ha già dichiarato di voler  entrare nelle fila del Nuovo Centrodestra di Alfano e di sostenere il governo Letta.
Nel frattempo in Piazza del Plebiscito a Roma  è organizzata – soprattutto dai rappresentanti campani e pugliesi della  “risorta” Forza Italia – una manifestazione pro Berlusconi. Tutti i sostenitori, muniti di bandiera e striscioni, inneggiano all’innocenza del loro leader e alla necessità di riformare la giustizia perché “quando la sinistra non è al potere la magistratura fa di tutto per farla tornare al potere” .Berlusconi, dopo vent’anni di governo ed opposizione, di leggi ad personam e di proclami al limite del populismo, di processi e gossip sulla sua vita privata, non è più un senatore della Repubblica Italiana. Non sarà né il primo né l’ultimo leader di partito a guidare i suoi elettori non sedendo a  Palazzo. Come si suol dire: esce dalla porta ed entra dalla finestra.

 

Emanuela Nicoloro