giovedì 15 novembre 2018
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Il lavoro a Napoli a metà tra fortuna e disgrazia

Vuoi lavorare a Napoli? Allora prepara la cyclette e inizia ad allenarti duramente per l’obiettivo. Lavorare a Napoli vuol dire avere uno spirito temprato da grande guerriero ed essere sempre pronti a sopportare qualsiasi angheria da parte dei titolari.

E’ una storia che si perde nelle lunghe notti ammirate dalla sirena Parthenope, che se avesse immaginato questa realtà sarebbe andata a cantare in altri posti, ed è una storia tipica di chi lavora in una condizione a metà tra la fortuna e la disgrazia. La fortuna di lavorare in questa bella città è rara e spesso si tratta di un vero miracolo sceso dal cielo per bontà divina. La disgrazia, invece, è proprio una conseguenza di quello che avete letto poco prima sulla fortuna. Un paradosso che è assolutamente unico.

Già, il fatto è che questa mancanza di lavoro viene sfruttata al massimo da chi gestisce attività commerciali, ponendosi quasi all’altezza di un dio rispetto al lavoratore che è costretto a subire sfruttamenti di ogni tipo senza poter replicare. Voi penserete sicuramente che non è una cosa plausibile questa. Ma purtroppo è proprio cosi ed è una cosa radicata nel tessuto sociale di Napoli.

Il lavoratore, non solo viene pagato in maniera non adeguata rispetto alle mansioni da lui svolte ma è costretto anche a sottostare a orari lavorativi che superano di parecchio quelle pattuite dalla legge italiana. Si raggiungono anche le 12-13 ore lavorative e, in alcuni casi, ci fanno anche il piacere di farci nutrire grazie ad uno spacco che può raggiungere i 5 minuti, se il dio datore di lavoro è bravo, mentre per chi lavora presso un tiranno non c’è speranza, rimarrà digiuno.

L’accesso ai bagni è una concessione di una forte umanità da parte del titolare, che per un attimo si dimentica di essere un dio e torna ad essere un uomo comune come tutti noi, concedendoci di espletare le nostre funzioni organiche. Ma la cosa importante, che ci tiene a precisare il divino capo, è che non te la prendi comoda e vai nella toilette massimo 2 volte e con una durata di 2-3 minuti indipendentemente da qualsiasi cosa tu debba fare.

Il dio-capo ha anche una caratteristica distintiva che vede costringere giustamente il lavoratore ad arrivare a lavoro in orario di apertura dell’attività, peccato che sua divinità possa arrivare anche con un ritardo di un ora e mezza ed ,eventualmente, darti una solenne bastonatura se eri un attimo assente per ripararti dalla pioggia incessante.

Insomma, per guadagnare 400-500 euro a Napoli devi:

1)    Subire maltrattamenti vari

2)    Lavorare quasi 12 ore se non più (conosco la storia di un tizio che il giorno dell’epifania lavoro dalle 08 di mattina alle 04 di notte, totalizzando 20 ore di lavoro consecutive)

3)    Lavorare anche nei giorni festivi senza mai ammalarti (altrimenti ti licenziano)

4)    Non avere alcun dio che non sia il tuo titolare

5)    Adempiere anche a mansioni che non ti spettano come andare a prendere la figlia che esce da scuola oppure andare a pagare le bollette di luce e gas di casa sua

6)    Subire le lamentele del dio capo sulla questione della schiavitù dei neri africani senza potergli far notare che non è molto lontana come cosa

E chi più ne ha più ne metta.

 

Ma la legge ci tutela?  No, non ci tutela. Non c’è molto da aggiungere sulla questione se non che ci tutelerebbe se chi dovesse esercitare questa mansione non percepisse mazzette oppure girasse la faccia quando vede il povero ragazzo (molte volte anche minorenne) sgobbare come un matto.

Ma come mai si permette a queste persone si sfruttare i lavoratori? Questa è una domanda dalla facile risposta e che ci riporta all’inizio, oltre che al motivo, di questo articolo. La disperazione genera paura e le persone che lavorano subiscono un estremo timore di essere licenziati per i loro diritti. Esattamente, il punto è che ci sono milioni di ragazzi e adulti che cercano lavoro e per il dio-titolare non conta assolutamente nulla di sfruttare una persona piuttosto che un altra. L’ importante è pagare il meno possibile e ottenere il massimo dai lavoratori. Ed ecco che nasce la paura deldipendente nel denunciare  il suo parere in merito alla situazione consapevole che se lo farà verrà rimpiazzato facilmente dal suo capo con un altro povero disoccupato.

Insomma, cara e bellissima Parthenope, qui c’è veramente poco da cantare.

 

 

Vincenzo Nigri