sabato 13 Luglio 2019
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Il Gay Pride a Napoli a 50 anni da Stonewall

La massa arcobaleno si è
mobilitata da Piazza Dante, invadendo con le sue musiche ed i suoi colori il
centro storico di Napoli, prima di terminare la propria sfilata tra Piazza del
Plebiscito ed il lungomare. Tutto questo è successo ieri, in occasione del Gay
Pride 2019, un evento che, come storicamente succede nella metropoli
partenopea, riesce a coinvolgere migliaia di uomini, donne e bambini in un
clima festoso e, soprattutto, orgoglioso di se stesso.

La vera novità, invece, arriva dal Comune di Napoli: se storicamente il sindaco Luigi de Magistris aveva sempre dimostrato il proprio supporto alla comunità LGBT+, quest’anno ha addirittura deciso di sfilare in primissima linea, esponendo anche i gonfaloni del Comune di Napoli e della Città metropolitana di Napoli (cosa che ha creato, nel cuore di chi scrive, una sincera commozione, non lo nego).
Il supporto delle principali cariche politiche della città, però, è purtroppo un fenomeno in controtendenza, soprattutto considerata la campagna omofoba del ministro Fontana, supportata dal vicepremier Salvini.

Il Pride di quest’anno
più che mai, però, ci ricorda il valore delle manifestazioni in piazza come
mezzo per lottare per i propri diritti: il Mediterrean Pride 2019, infatti,
ricorre a 25 anni dal primo Pride in Italia, tenutosi a Roma nel 1996 e,
soprattutto, nel 50ennale anniversario dagli eventi di Stonewall, dove un
gruppo di omosessuali newyorkesi si opposero per la prima volta alla durissima
persecuzione della polizia a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Può quasi sembrare
strano, dunque, che adesso la comunità omosessuale manifesti la propria rabbia
per la disuguaglianza nell’ambito diritti civili che ancora esistono rispetto
alle coppie eterosessuali, ma , in realtà, si tratta esattamente di ciò che
succedeva nel 1969 a Stonewall: si dimostra che quando c’è l’orgoglio e non si
sente il bisogno di nascondersi e fare un passo indietro, si può davvero
compiere una rivoluzione.