mercoledì 8 Dicembre 2021
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Il 4 ottobre ha chiuso definitivamente il negozio storico della Disney a Napoli

Il 4 ottobre ha chiuso definitivamente il negozio storico della Disney a Napoli, tra il dispiacere e anche le lacrime dei dipendenti, e dei tanti clienti che in questi anni hanno frequentato il magico store di via Toledo.
Abbiamo intervistato Marco De Luca, dipendente del negozio sin dalla sua apertura, interfaccia con i sindacati che non sono riusciti a far nulla contro la decisione del gruppo dirigente.

Marco da quanti anni lavori al Disney Store di Napoli?
Sono nel mondo Disney dal 1999, dalla mitica apertura del colosso Americano dell’intrattenimento a Napoli su via Toledo. Sembra ieri, eppure sono trascorsi 22 anni, e da questo sogno sono stato svegliato brutalmente

Quando e come avete avuto notizia della imminente chiusura dello Store?
Il 21 maggio, quando l’azienda ci ha comunicato, a cose fatte, di aver iniziato la procedura di messa in liquidazione della società, licenziando 240 dipendenti italiani. Tieni in conto che sul solo punto vendita di Napoli vivevano 23 famiglie.

Vi sono state fornite le motivazioni di questa scelta aziendale?
La decisione così drastica da parte dell’azienda di chiudere lo store non va ricercata nella perdita ingente di fatturato dipesa dalla pandemia, che si ha toccato anche la Disney, ma va individuata nella scelta del nuovo CDA americano di puntare sull’ecommerce, sulla vendita on line, attraverso una ristrutturazione del sito ed accordi commerciali con un gigante del settore e-commerce.

La gente, i vostri clienti, che reazione hanno avuto alla notizia della chiusura?
I clienti affezionati, e anche quelli di passaggio, hanno manifestato il loro dispiacere e anche molta rabbia nei confronti del colosso Disney. Molti, ormai diventati amici, entravano nel negozio a salutarci ed uscivano piangendo. Dicono di non credere a quello a cui stanno assistendo, e che ha chiuso una meraviglia tra le poche che Napoli offriva. Lo manifesta il via vai di persone che vengono a salutarci e insieme ai loro piccini con i quali facciamo una foto ricordo.

Avete mai fatto una stima di quanti i bambini entravano nel vostro negozio ogni giorno?
Tantissimi bambini, non saprei quantificare, forse centinaia. E poi non vanno dimenticati i tanti adulti, molti affetti dalla sindrome di Peter Pan, con la scusa di accompagnare i piccoli, ma anche senza! Un ricordo che porterò sempre con me è legato ad una nostra piccola cliente, Lucia, una bambina di 3 anni, che tutti i giorni passa per il negozio a trovarci. Quando mi vede lascia la mano della mamma prende la mia e facciamo il giro del negozio iniziando a vedere tutte le pareti riconoscendo i nomi dei personaggi. Negli ultimi giorni al giro è rimasta male perché il negozio si presentava sfoglio, le pareti erano vuote, e quindi il giro per riconoscere i personaggi non era più possibile. E spiegarle quello che stava vedendo è stato difficile. La tristezza nei suoi occhi sarà difficile da dimenticare.

Molti di voi lavorano all’interno di questo negozio sin dalla sua apertura e lontano 1999, credi che sarà facile per loro ricollocarsi nel mondo del lavoro?
Noi siamo entrati nella Disney che eravamo giovani e spensierati ora abbiamo tutti una certa età e siamo pieni di pensieri. Abbiamo famiglia e viviamo in un territorio difficile, dove trovare lavoro è veramente raro. Questa è la nostra preoccupazione. Speriamo bene.

Cosa pensi che aprirà al posto del Disney Store?
Non so cosa aprirà.  Ma qualsiasi negozio aprirà non sarà mai quel mondo magico, abitato da persone speciali che sono stati i miei colleghi: Marco, Sandro , Alessandra, Carmen Marianna Rosaria Magda (con i quali siamo il gruppo dell’apertura nel 1999) e poi gli altri: Adamo, Tina, Veronica, Elena, Mary, Fabiana,  Luigi, Fabiana, Federica, Elisabetta, Claudia, Enza,  Titta, Tiziana, Francesco, Giovanna che si sono aggiunti negli anni a seguire.
Perché noi tutti abbiamo creato e dato vita alla magia che Walt voleva per chi facesse l’esperienza di entrare nel suo store. E noi ci siamo riusciti perché siamo stati bravi. Non sanno cosa hanno perso.
Già, ma lo sappiamo noi!

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