martedì 20 novembre 2018
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I Cookies ci spiano: il peccato originale del mondo virtuale

Chi pensava che i cookies fossero sicuri, si sbagliava di grosso. Anzi, sono le cosiddette “briciole” che, molto spesso, portano i ricercatori di marketing a creare dei veri e propri profili con i nostri gusti personali. Per chi non l’avesse ancora capito non stiamo parlando di biscotti (Cookies in inglese vuol dire biscotti ndr), ma di file che vengono utilizzati per tenere traccia dei nostri comportamenti e di come fare per liberarcene.

Non tutti sanno forse che, navigando in rete, ogni qual volta si getta la cima e si approda su un sito web, questo, creacookies in automatico un file (Cookie) che non è altro che un codice identificativo assegnatoci. Detto in poche parole, quando entriamo su un sito, questo registra la nostra presenza e i nostri comportamenti. Ma non è tutto un male. Infatti, sintetizzando al massimo, possiamo affermare che esistono 2 tipi di Cookie:

Cookie Tecnici che servono a memorizzare informazioni utili all’utente. Quante volte infatti vi sarà capitato di andare su Amazon, scegliere dei prodotti e riporli nel carrello. Se avete fatto ben attenzione, ogni volta che accedete al vostro account, il carrello ha sempre i prodotti che avete precedentemente scelto. Questo perché Amazon registra i prodotti che avete scelto con quell’account, e li salva. Se ci pensate bene, questa funzione è importantissima perché vi permette di tener sempre salvati i prodotti che avete adocchiato, non rischiando cosi di perderli di vista.

Cookie di Profilazione che, come dice stesso la parola, profilano i visitatori cioè, raccolgono dei veri e propri dati, sempre in forma anonima, sul comportamento dell’utente all’interno del sito. Cosa guardate, quali pagine visitate di più e quali argomenti essi riguardano. Questi dati posso rimanere all’interno del portale web, come succede in molti casi, che li usa per capire qual è il target di persone che segue quel determinato sito, oppure possono essere cedute a terze parti (in maniera consapevole o non consapevole)

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Come si può vedere dalla foto, grazie ad un software, collegandomi semplicemente a 5 siti come: Facebook, Youtube, Il Fatto Quotidiano, Fanpage, Amazon e Twitter, in realtà è come se fossi collegato ad altri 70 siti web di terze parti, che raccolgono i dati.

Queste informazioni vengono accumulate in banche digitali, la più importante si chiama World-Check ed è stata acquistata nel 2011 dall’agenzia stampa Thompson Reuters e viene usata per fine commerciali e bancari. Ma già dal 2001 essa raccoglieva dati per istituti di credito, studi legali, commerciali, agenzie governative.

Insomma, a guardar bene si può pensare che la tanto agognata libertà, che molte persone credano che esista nel mondo virtuale, in realtà sia solo una facciata. Una strada lastricata di buone intenzioni e null’altro. Ma questo è solo un risvolto della medaglia, perché a fronte di queste continue invasioni di privacy, c’è una soluzione: cinque modi per liberarsi dai cookie.

Livio Forza

Cresciuto a pane, acqua e transistor oggi scrivo di tutto ciò che è curioso ma anche tecnologico.