martedì 11 dicembre 2018
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GRAVITY: VI MANCHERA’ L’OSSIGENO

GravityQuesta rubrica di solito si occupa dei film che sono in sala in questo momento ,ma credo valga la pena non perdere l’occasione di parlare del film che ha vinto il maggior numero di premi oscar nella scorsa di edizione dell’Academy Awards, Gravity di Alfonso Cuaròn.
Il film ha aperto la mostra del cinema di Venezia ed è costato circa 100 Mln di dollari , un’impresa colossale per la Warner, considerando che il cast è composto da soli due attori, anche se di prim’ordine. Un’ottima Sandra Bullock, nei panni della protagonista femminile, l’ingegnere biomedico Ryan Stone e George Clooney, interpreta l’esperto astronauta Matt Kowalsky.
I due protagonisti, durante una missione spaziale, sono alle prese con la riparazione in esterno della loro navicella Hubble, quando si trovano coinvolti da uno sciame di detriti generato dall’esplosione di un satellite russo. I due colti di sorpresa, e fluttuanti nello spazio, rischiano di andare alla deriva nell’oblio degli abissi spaziali, e qui un mix di eroismo e preparazione, molto americana, struttura una sceneggiatura avvincente che vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine.
Pur trattandosi di due film differenti, la voglia di ritorno alla terra ricorda molto il nefasto Apollo 13. Da indiscrezioni risulterebbe che non è stato semplice per Cuaròn selezionare il cast, le declinazioni illustri si sono succedute per entrambi i ruoli, a quanto pare Angelina Jolie, Scarlett Johannsson e l’attrice emergente Blake Lively, sono state vicinissime all’assegnazione della parte di Ryan Stone salvo rifiutare all’ultimo momento; probabilmente visto lo straordinario allenamento, sia fisico che respiratorio necessario per interpretare il ruolo della protagonista.
Per questo credo sia encomiabile l’interpretazione della Bullock che riesce in modo efficace a lasciare lo spettatore senza ossigeno coinvolgendolo nelle proprie emozioni, nell’estenuante lotta per la sopravvivenza nello spazio. Anche questa volta si può intravedere una flebile lettura patriottica dove gli Stati Uniti sopravvivono sempre e comunque alle controffensive russe
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