lunedì 17 dicembre 2018
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Il giovane favoloso, secondo al botteghino: un incontro fra cinema e poesia

il-giovane-favolosoCon 97.850 euro d’incasso e 17.161 spettatori il film di Mario Martone con Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi è al  secondo posto al botteghino di questa settimana, preceduto solo da Salemme con la sua “E fuori nevica”. Uscito giovedì 16 ottobre, dopo aver ottenuto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2014, il film ha ottenuto un certo successo e dalla critica e dal pubblico. La rappresentazione della biografia leopardiana, infatti, non si esaurisce in una mera ricostruzione dei fatti, ai quali vengono aggiunte svariate suggestioni cinematografiche inaspettate e sperimentali. Prima fra tutte è la colonna sonora, una musica elettronica, che riesce a trasmettere alla perfezione le sensazioni che il film cerca di trasmettere, evocando emozioni profonde. Lo stesso discorso vale per la fotografia e i paesaggi abilmente rappresentati. La storia ripercorre le tappe della vita del poeta, per cui si ritrovano a fare da sfondo il paese marchigiano di Recanati,  Firenze e Napoli. Quest’ultima, rappresentata in maniera piuttosto colorita, cercando di riproporne i suoi vicoli e le sue atmosfere picaresche durante l’epidemia di colera.

Le opere di Leopardi sono una costante che accompagna l’intero film. E’ stato questo, inoltre, un aspetto alquanto dibattuto da parte della critica, che in più occasioni lo ha accusato di essere eccessivamente “scolastico”. Probabilmente, infatti, a detta dei critici si sarebbe potuto optare per lasciare più spazio alle immagini evocative, peraltro già presenti, evitando la ripetizione didascalica di versi che appesantirebbero ed espliciterebbero dei contenuti che potrebbero rivelarsi più pregnanti se affidati all’immaginazione e alla coscienza dello spettatore. Resta l’interpretazione di Germano, profonda, sentita, completamente immedesimata nella sofferenza del suo personaggio, del quale porta il peso della gobba. Giacomo diviene un personaggio universale, simbolo di un “male di vivere” che investe l’essere umano. Egli diviene così espressione della sua prigione, di quella cultura e di quei libri che sono al contempo nutrimento e distruzione per la sua persona, di un rapporto carcerario anche con la figura genitoriale. Ciò che si indaga, quindi, con effetti alterni di riuscita nella resa filmica, è l’interiorità controversa di un poeta, che alla fine del film, ci appare senz’ altro più umano, per così dire, oltre le sue opere, facendo fuoriuscire il suo più profondo sentire del quale tutti siamo resi partecipi.

Flavia Bizzarro

Studentessa di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, mi definisco due mani, due piedi e una mente in moto perpetuo. Per chi si chiedesse cosa sarà del mio domani, citando Séguéla rispondo: "Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario.."