martedì 11 dicembre 2018
Ultime notizie

Gaza chiama, Napoli risponde

napoli-corteo-palestinaAncora una volta i colori delle bandiere palestinesi hanno riempito le strade di Napoli. Martedì 15 luglio nel  pomeriggio,  il collettivo cau (collettivo autorganizzato universitario di Napoli)  composto da quasi in duemila manifestanti è sceso in piazza  per ribadire il proprio sostegno e solidarietà con il popolo Palestinese, da una settimana sotto le bombe israeliane. Già Sabato 10 Luglio un centinaio di persone, tra cui molti appartenenti alla comunità palestinese di Napoli e ad altre comunità arabe presenti sul territorio, aveva manifestato davanti la sede Rai per denunciare a gran voce la complicità politica e militare del nostro Governo – che ha fornito ad Israele aerei militari pronti all’uso anche nel corso di quest’ultima offensiva su Gaza – e l’assurdo ruolo giocato da televisioni e giornali, sempre pronti a sorvolare o minimizzare le azioni criminali del Governo Israeliano. Anche questa volta, infatti, i media mainstream hanno volontariamente e scientificamente raccontato una situazione completamente diversa da quella reale, in cui le vittime si trasformano in carnefici, in cui l’aggressore, Israele, diventa l’aggredito. Ed è così che sui principali telegiornali vengono mandate in onda interviste all’ex Ambasciatore Israeliano in Italia (apparsa sul tg5 di qualche giorno fa) secondo cui il diritto di Israele a difendersi vale più di qualsiasi altra cosa e che quindi è giusto bombardare la Striscia di Gaza. Servizi e articoli dei più importanti editorialisti italiani ribadiscono ostinatamente e a voci unificate che la colpa di tutto ciò è della “minaccia terrorista” rappresentata da Hamas e dai tentativi del popolo palestinese di resistere all’assedio della Striscia. Nulla si dice sulla volontà politica del Governo Israeliano di dare un definitivo colpo di grazia a qualsiasi tentativo di costituire uno Stato Palestinese – proprio ieri il Ministro degli Esteri israeliano, Lieberman, ha dichiarato che “bisogna continuare l’operazione fin quando l’esercito israeliano non avrà il pieno controllo della striscia”! E ancora: si tace sulle condizioni delle migliaia di detenuti palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, sui rifugiati a cui tutt’ora (a distanza di quasi 70 anni!) viene negato il diritto a tornare nella propria terra, sulle colonie che non accennano a diminuire, su un’occupazione militare che avanza senza tregua. La piazza di oggi tutto questo lo sa bene, sa che la verità dei fatti parla di centinaia di morti (ormai 200) sotto i raid israeliani in appena una settimana, di ospedali, orfanotrofi, scuole, centinaia di case rase al suolo, di mancanza di energia elettrica e di acqua, del terrore, della repressione, dell’oppressione con cui da decenni quotidianamente migliaia di palestinesi convivono. Per questo migliaia di persone sono scese in strada a Napoli e hanno dato vita ad un corteo partecipatissimo e comunicativo, con in testa una folta delegazione delle comunità arabe napoletane. Per esprimere la propria vicinanza ad un popolo che da 68 anni lotta contro un invasore, un occupante che nega qualsiasi diritto, anche quello più caro agli amanti dei diritti umani: quello alla vita. Per denunciare apertamente il sostegno – fatto di accordi politici, convenzioni economiche, collaborazioni di ogni sorta – che il Governo Italiano riserva allo Stato d’Israele, rendendosi di fatto complice delle politiche di sterminio e pulizia etnica attuate contro i Palestinesi. Proprio per rimarcare questo elemento, quantomai centrale, il corteo si è concluso con una partecipatissima assemblea davanti al palazzo della Prefettura. Parlare a Napoli di quello che sta accadendo in Palestina – e parlarne provando a far emergere la verità – vuol dire sostenere direttamente la lotta di quel popolo, dargli voce e forza, perchè i bombardamenti, la militarizzazione, lo sterminio sistematico di una popolazione, il furto di terra, sono tutte conseguenze dirette – e non “grandi inconvenienti”- dello stesso modello sociale ed economico che regola le nostre vite senza darci scampo. Vuol dire combattere ogni forma di razzismo e sfruttamento e riconoscere che sono le stesse che, qualche giorno fa, per esempio, hanno prodotto lennesima aggressione ai danni di due immigrati, gambizzati a Castelvolturno. Vuol dire sostenere e portare avanti rivendicazioni di libertà, democrazia e giustizia a prescindere dal luogo geografico in cui ci si ritrovi. La resistenza del popolo palestinese è anche la nostra e oggi Napoli l’ha dimostrato, superando con il cuore e con la mente le distanze fisiche che ci separano da quella terra sotto occupazione. Il prossimo appuntamento  è per sabato 19 alle 10.30 a Piazza Garibaldi.

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.