lunedì 19 novembre 2018
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La città crolla. Voragine di 5 metri a Fuorigrotta

fuorigrotta

Che la città di Napoli abbia un sottosuolo vuoto e che ciò col tempo possa comportare buche “simil crateri” è ormai risaputo dai napoletani ed evidentemente le piogge torrenziali che hanno caratterizzato le ultime settimane non hanno aiutato; ma che una voragine si crei sotto al proprio palazzo proprio non lo si immagina. La città ormai crolla in più quartieri. Ed è proprio una vera ed enorme voragine quella che è si è creata Domenica scorsa, 17 Febbraio, verso le 21:45 a Fuorigrotta nel parco da tutti definito dei ferrovieri in via Giulio Cesare 119 all’altezza dell’isolato 8. Fortunatamente non c’era passaggio di uomini e autovetture al momento dell’evento e quindi niente e nessuno ha subito danni, neanche il furgone Renault del condomino che si è fermato sul ciglio della voragine rimanendo in bilico fino all’arrivo dei pompieri.
La voragine creatasi nel manto stradale è stata stimata come profonda circa cinque metri, larga quattro e lunga oltre due metri; sul posto si sono presentati, allarmati dalle venti famiglie residenti nell’isolato coinvolto, vigili del fuoco, tecnici dell’Enel, tecnici della società che gestisce la rete idrica, i tecnici comunali per il servizio delle fognature e la protezione civile. Nella sera stessa è stata disposta in via precauzionale l’evacuazione dalle abitazioni per le famiglie coinvolte, che solo oggi sono potute rientrare nelle proprie case. Secondo le prime indagini e dopo i sopralluoghi effettuati negli scantinati del palazzo, l’ipotesi più accreditata a motivare una frana di tale portata è stata quella di un cedimento provocato da infiltrazioni d’acqua che hanno reso lo strato di asfalto e il terreno sottostante molto friabili. Il primo ricordo per i testimoni è stato un boato come quello che accompagna i terremoti. «Abbiamo pensato a una scossa di terremoto sussultoria, ci siamo spaventati moltissimo. Poi, quando mi sono affacciata alla finestra, ho visto l’asfalto che veniva risucchiato nel sottosuolo»: questa la dichiarazione di una delle condomine dello stabile.
I tecnici accreditati e i geologi confermano l’ipotesi avanzata dai primi soccorritori. Il professore Nicola Augenti della Federico II però sottolinea come quella napoletana sia una situazione conosciuta ma poco seguita dalle istituzioni e accusa la mancanza di «interventi di manutenzione da tempo immemorabile. Ci sono alcuni tratti in buone condizioni, altri assolutamente obsoleti».
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