sabato 6 Marzo 2021
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Focus sulla questione riguardante le guide turistiche italiane

pompei3Tutto parte dall’art.3 della legge n.97 del 2013Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea-Legge europea 2013 (13 G 00137)”, entrata in vigore lo scorso settembre 2013. L’art. 3 “Disposizioni relative alla libera prestazione e all’esercizio stabile dell’attività di guida turistica da parte di cittadini dell’Unione europea prevede al primo punto che l’abilitazione come guida turistica è valida su tutto il territorio nazionale. In più, non è solo il cittadino connazionale, per intenderci, a poter svolgere il lavoro all’interno del suo stesso Stato, ma anche una qualunque guida turistica abilitata in qualunque paese dell’UE. Scatta la prima polemica contro la liberalizzazione da parte di sigle sindacali (Filmcams-Cgil, Uil-Uiltucs, Usae-Finact, Federagit) e l’Associazione Guide Turistiche Campania.
Ma la disputa, ci tengono a sottolinearlo altri membri del gruppo di Guide Turistiche Italiane, non riguarda tutti: la maggioranza dunque, risulterebbe favorevole alla legge e felice della sua entrata in vigore. «Le guide autorizzate vogliono questa legge.  A noi fa piacere poter lavorare in Italia. Noi siamo dei liberi professionisti. La maggior parte delle guide è favorevole. Sono talune guide locali a non esserlo», commentano alcuni giovani, laureati, abilitati e in attesa di lavorare. C’è un’altra questione che però lo impedisce: ci sono Regioni che pare non abbiano ancora messo in pratica il nuovo regolamento. Perché? Si parla di lobby, di motivi economici. Eppure forse il problema è più complesso.
Il punto 3 dell’art 3 dice “Con decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la Conferenza unificata, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono individuati i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione”. Dopo i 90 giorni non è giunta la lista dei siti e quindi, probabilmente, le Regioni hanno ritenuto di dover fare riferimento alla Legge Regionale 11/1986 “Norme per la disciplina delle attività professionali turistiche”; la legge quadro è la 217/83. Dunque, probabilmente un cavillo burocratico, come sempre. «Da settembre ad oggi ancora non si sa nulla. La legge deve essere rispettata qui come nel resto dell’Italia. I 90 giorni sono scaduti. I siti non sono stati ancora precisati nonostante i cinque mesi – aggiungono i ragazzi – Noi siamo rimasti appesi ad un filo. Speriamo che presto vengano individuati i beni per i quali è necessaria la speciale abilitazione e vengano determinate le competenze. Speriamo di essere italiani, visto che le tasse le paghiamo da italiani» .
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