sabato 17 novembre 2018
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Frodi alimentari, Londra: scandalo per il famoso "Fish and Chips"

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Fish&Chips. Foto: paesionline.it

 

Dopo il clamoroso scandalo della carne di cavallo spacciata per manzo, ora è la volta del famoso “Fish and Chips”, ovvero il pesce impanato con contorno di patatine fritte, pietanza simbolo della cucina made in England e famosa in tutto il mondo. Secondo recenti studi, la frode alimentare riguarderebbe il pesce con cui viene preparato il piatto fritto: non si tratterebbe di merluzzo, come richiede la ricetta, ma di una specie più economica, il Pangasio, proveniente dal lontano Vietnam. In particolare, una delle ricerche menzionate ha rivelato che almeno il 7% del pesce spacciato per merluzzo nel Regno Unito non è effettivamente merluzzo. Il pesce in questione, il Pangasio, è in assoluto il meno costoso presente in commercio e dal punto di vista nutrizionale ha pochi grassi, è ricco di omega 3, possiede un sapore delicato e ha poche spine. Per questi motivi è molto diffuso nelle mense pubbliche: dalle scuole, alle aziende e ospedali.
E allora quale sarebbe il problema? Il pesce vietnamita nonostante i lati vantaggiosi per il portafoglio e per la salute, ha un grosso limite: è uno tra i pesci più “additivati”, proprio perché ha le carni molto tenere e non avendo spine rischia di scomporsi facilmente. Per cui molto spesso, come nel caso di Londra, al Pangasio vengono aggiunte sostanze chimiche per mantenerne compatte le carni e farle apparire più fresche. Oltre alle implicazioni relative alla sicurezza alimentare appena menzionate, tale frode solleva almeno altri due ordini di problemi non meno importanti: in primis si tratta di una chiara violazione dei diritti dei consumatori che ”devono poter essere certi di sapere cosa acquistano o consumano”, come ha ribadito Stefano Mariani, biologo marino all’Università  di Salford e artefice di una delle ricerche. Ma solleva, in secondo luogo, anche importanti quesiti inerenti alla sicurezza ambientale. Gli esperti esortano infatti a non sottovalutare il principio di tracciabilità dei cibi, che permette di risalire ai metodi di pesca utilizzati per valutarne l’impatto ambientale, così come gli eventuali metodi di allevamento. La maggior parte del pesce surgelato venduto in Europa viene pescato in Cina, poi trasportato in aereo a Francoforte e distribuito nelle varie località.
In Germania, i test di controllo vengono eseguiti dai laboratori Eurofins di Amburgo, gli stessi che hanno riscontrato la presenza di pesci orientali mai osservati prima sulle tavole europee. Nello specifico, è emerso che in Europa tra un quarto e un terzo dei prodotti a base di pesce testati contiene tutt’altro rispetto a quanto indicato sull’etichetta. Per quanto riguarda il frangente oltre oceanico, negli Stati Uniti il 25% del pesce servito nei ristoranti di New York non e’ quello che si legge sul menu. Il mercato del pesce congelato si e’ esteso a dismisura con un traffico di container sempre più massiccio proveniente dai luoghi più disparati, rendendo sempre più complicati i controlli. Gli scienziati  di Eurofins chiedono urgentemente delle norme più rigide sulle informazioni alimentari, che includano la tracciabilità del pesce mentre per quanto concerne i consumatori, non resta che prestare più attenzione possibile e non fidarsi proprio di nessuno.

Massimiliano Notaro