domenica 18 novembre 2018
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FIOM: E’ guerra agli appalti mafiosi nella cantieristica

Maurizio Landini segretario generale di FIOM-CGIL

Le infiltrazioni mafiose all’interno dei settori cardine del Paese sono una vera e seria piaga che paghiamo tutti noi cittadini. E’ una vera guerra quella che vede i cittadini schierati contro alcune organizzazioni criminali ben formate che operano illegalmente all’interno di settori diventati molto sensibili a questo dramma nel quale, spesso, la malavita organizzata recita un ruolo primario. La presenza della mafia nei settori della cantieristica  è da sempre una presenza fissa, qualche volta non combattuta come si dovrebbe, e che toglie importanti risorse lavorative al popolo. La mafia ordina e le aziende ne pagano le conseguenze.

Proprio sul tema della malavita,L’indagine svolta dalla Procura di Palermo sulle infiltrazioni da parte della malavita mafiosa all’interno delle imprese operanti nella filiera produttiva dell’industria navalmeccanica, sfociata, nei giorni scorsi, negli arresti e sequestri effettuati in quello stesso ambito, sta rivelando l’esistenza di un vero e proprio sistema organizzato di dimensione nazionale che trova alimentazione nella scarsità di regolamentazione e controlli che da tempo la Fiom denuncia e combatte”. E’ quanto afferma in una nota la Fiom-Cgil in merito all’indagine della Procura di Palermo.Eccessiva frammentazione del processo produttivo, ricorso sistematico e selvaggio all’appalto e subappalto utilizzati esclusivamente al fine di ridurre i costi, disattenzione verso il mancato rispetto delle minime norme di legge e contrattuali da parte di molte delle imprese dell’appalto: attraverso queste scelte e questi comportamenti, attuati da parte delle aziende committenti – afferma il sindacato –, si sta oggettivamente indebolendo uno dei settori industriali strategici per l’intera economia nazionale, rendendolo sempre più permeabile alla penetrazione da parte di imprese nelle quali, in aggiunta alle pratiche illegali, non sono garantiti i basilari diritti ai lavoratori, a partire da quello alla salute e alla sicurezza”.

Inoltre la Fiom ritiene particolarmentegrave e preoccupante che questa situazione coinvolga direttamente il gruppo Fincantieri, una delle più grandi aziende a capitale pubblico e certamente la più importante azienda nell’industria navale. Tutto ciò proprio mentre Fincantieri sta richiedendo la sottoscrizione di accordi che peggiorano le condizioni lavorative all’interno dei cantieri, dividendo sindacati e lavoratori: aumento dell’orario di lavoro, tentativo di azzerare il ruolo contrattuale delle Rsu, aumento della quota di lavoro assegnata a queste ditte di appalto mentre, contemporaneamente, il massiccio ricorso alla cassa integrazione sta colpendo duramente il salario dei lavoratori”.

Il Sindacato inoltre ritiene indispensabile che sia fatta piena luce sulle illegalità che sono saltate fuori e che la Procura vada a scavare a fondo con le indagini per cancellare rapidamente queste infiltrazioni e per mettere in risalto e colpire eventuali responsabilità interne al gruppo dirigente di Fincantieri.  “ha recentemente richiesto alla direzione del gruppo di avviare un confronto proprio sulla questione degli appalti per modificare un modello produttivo basato sull’esternalizzazione al massimo ribasso di gran parte delle attività, un modello che riduce e in qualche caso annulla la possibilità di controllare la regolarità ed il rispetto delle norme da parte delle imprese fornitrici”.

Insomma lo scopo è quello di dare luce alle presunte illegalità all’interno di questa importante azienda e renderle nulle per contribuire alla sopravvivenza di un settore strategicamente importante per il nostro Paese.

Ma quello che stupisce, come molte altre cose d’ Italia, è che si parli solo quando la frittata è fatta. Una frittata che ha le note tipiche della canzone italiana e che a nostro giudizio è bella che bruciata da tantissimo tempo. Ma la questione importante è non arrendersi nella lotta contro le infiltrazioni mafiose. La frittata anche se fatta, può sempre essere gettata in favore di una ricetta più sana e che magari non resti sullo stomaco del Paese.

 

 

Vincenzo Nigri