martedì 20 novembre 2018
Ultime notizie

FIGLI E GENITORI: UN INCONTRO TRA PERSONE

genitori I figli,  da quelli più piccoli a quelli più grandi, passano troppo tempo da soli, e quando dico troppo, intendo dire che i genitori sono diventati assenti anche emotivamente e non solo fisicamente. Quanti bambini sono cresciuti con tate,  nonni e baby-sitter e vedono i loro genitori solo la sera? Quanto tempo resta disponibile, ai genitori, per il gioco, l’ascolto,  la lettura di qualche libro?

Il tempo passato con i propri figli, e mi riferisco a quello di qualità, essendo così svuotato di contenuti viene riempito e colmato solo con valori materiali, perchè  in troppi genitori nascono sensi di colpa che, a loro volta, vengono “lavati” con un modello familiare permissivo ed iperprotettivo. Gli adolescenti, in primis, sono disimpegnati in qualsiasi compito e liberati da ogni responsabilità in quanto i genitori si sostituiscono spesso a loro. I genitori, a loro volta, vogliono apparire moderni e non di rado tendono a somigliare sempre di più ai loro figli sia per l’abbigliamento, i gusti musicali ed interessi vari. Questi sono sicuri che quelle modalità offrano tutti gli elementi per realizzare e definire un buon ed efficace rapporto genitoriale.

Purtroppo anche la famiglia iperprotettiva non offre la possibilità all’adolescente di sperimentare la responsabilità: sono i figli che si scoraggiano presto, quelli che sopravvivono cercando  solo  l’aiuto dell’adulto. Avete presente quei genitori, spesso le madri, che passano ore ed ore con i loro figli ma solo per fare i compiti, con quelle scene stressanti e snervanti per entrambi, oppure quelli il cui figlio, prima ancora che esprima ciò che vuole, è già assecondato? Così i genitori credono che questa modalità esprima amore, cura e premura per i propri figli e che questa sia la modalità ottimale.

E’ evidentemente necessario trovare la giusta misura. Gli eccessi non sono produttivi né funzionali sia per il figlio che per l’ intero nucleo familiare. In questo modo al posto del benessere si otterrà solo confusione di ruoli e diffuso malessere familiare.

Avete  mai notato che un figlio dice bugie ormai solo per abitudine, che non  risponde al cellulare, che cerca di “scappottarsi” gli interrogatori? E vi siete mai chiesti quanto assillate i vostri figli, su cosa e come lo devono fare o pensare, su quanto vi lamentate e quale immagine avete di loro, su quanto vorreste che assomigliassero a voi o che diventassero come voi? Qualcuno si è mai chiesto il perché, oppure, la risposta è solo pronta a giustificare quell’ atteggiamento rendendolo necessario, unico ed indispensabile come tutela al loro futuro. Ma se quell’ atteggiamento riuscisse a renderli uguali a voi, il loro futuro sarebbe il vostro presente e voi state così bene da volerglielo imporre?

 

Suzana Blazevic

Suzana Blazevic

Laureata in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale S. Luigi (Na), ha conseguito il Diploma di Counsellor Centrato sulla Persona, Primo Livello presso L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona “Anna Gagliardi” (Na), Diploma di Counselor (registrato presso la S.I.Co. ), Diploma di Counselor Filosofico (riconosciuto dalla SICOf e accreditata dalla SICo) presso MetisSoc.Coop. Di Sol. Sociale Onlus (Na) ed un Master inCounseling Filosofico per bambini ed adolescenti presso Metis.Ha inoltre ottenuto un Diploma della Riabilitazione, specializzata nel trattamento del bambino con Paralisi Cerebrali Infantili ed altre forme di lesioni neurologichepresso Centro studi e formazionepermanente “Antoniano” di Ercolano.“Ogni persona che incontri sta lottando con i propri problemi. Sii gentile con lei. Non potrai risolverli al suo posto ma la tua gentilezza forse la incoraggerà a non rinunciare. La tua gentilezza può essere il miracolo che stava aspettando. Spesso, senza saperlo, facciamo veri miracoli.” Charlie Chaplin
A partire da questa affermazione di C. Chaplin, il mio lavoro di terapista della neuro riabilitazione rappresenta una vera e propria immersione nelle problematiche e nelle difficoltà umane, nella malattia e quindi nel dolore e nella sofferenza. Pur non immaginando minimamente che in futuro sarei diventata counselor, per me il lavoro era già un “saper essere in relazione con”, un saper ascoltare e comprendere l’altro. Dal mondo “scientifico” i miei studi si sono spostati in ambito filosofico- teologico, e questo ha aggiunto “un tassello” in più sia per la mia formazione, che per la mia crescita personale, ma soprattutto mi hanno consentito di comprendere sempre di più l’essere umano.