lunedì 19 novembre 2018
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1° maggio, cosa hanno festeggiato gli italiani?

licenziamentiOggi è  trascorso il 1° maggio, la oramai tradizionale festa dei lavoratori. Ma tra concerti, feste e ponti, siamo sicuri che, mai come quest’anno, ci sia stato davvero qualcosa da festeggiare? Si è festeggiato come sempre per non pensare. Si è tornati indietro ai tempi di “Festa, farina e forca”. Tutti coloro che non hanno un contratto, che sono stati licenziati, che sono stati messi in cassa integrazione, che sono oramai sull’orlo del baratro oggi non hanno potuto festeggiare. Non è stato  giusto fare festa oggi, non è stato giusto per i tanti, troppi, che non  hanno un futuro, che sono stati costretti ad emigrare, per tutti quelli che hanno investito il loro tempo nello studio e per lavorare si “prostituiscono mentalmente” in un call center.

Mentre la nostra cara Italia va sempre più giù, oggi si è festeggiato. Doveroso era invece, a nostro avviso, mostrare una fascia nera al braccio in segno di lutto nazionale, dove ognuno di noi che ha il posto di lavoro avrebbe dovuto riflettere su come le cose stanno andando male. La parola “Lavoro”, ai giorni nostri, ha perso la sua natura, il suo valore, la sua credibilità, il suo senso di fedeltà e di lealtà. Non è possibile che allo stato attuale, e  con la tremenda crisi in corso che butta onesti lavoratori in mezzo ad una strada, sia ancora possibile che esistano aziende di  “furbetti” che accedono a contratti di cassa integrazione o di solidarietà pur non avendone realmente necessità. Un’offesa all’intelligenza, un’offesa ai lavoratori. Cosa ancora più inammissibile è che lo Stato non sia in grado di controllare questo altro cancro del lavoro.
Una volta, forse ai tempi dei nostri nonni quando “faticare” aveva un significato profondo, si diceva che il lavoro nobilitava l’uomo… ma se non c’e’ e, anzi, se il tasso di disoccupazione sale con quello dei suicidi, allora cosa si è festeggiato oggi? Il lavoro si crea ogni giorno, ascoltando il mercato e immaginandosi nuove prospettive, pur sapendo che dagli “scienziati” della politica nulla potrà mai arrivare perchè loro non sanno cosa significa lavorare, loro fanno politica.

Massimiliano Notaro