martedì 13 novembre 2018
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Elezioni, ecco le super-liquidazioni dei perdenti

Le nuove elezioni politiche non hanno sancito il successo di molti nonostante il numero sconsiderato, o quantomeno elevato, di candidature.  Molti sono i nomi di spicco che sono stati esclusi. Sarebbe curioso, vista la difficoltà economica che affronta questo Paese, sapere a quanto ammontano le liquidazioni di coloro che “non ce l’hanno fatta”. Ma iniziamo con ordine. Cosa sono queste liquidazioni? Si tratta dei cosiddetti “assegni di fine mandato” e vengono calcolati in questo modo: L’80% dell’indennità lorda, 10.135 alla Camera e 10.385,31 al Senato, viene moltiplicata per gli anni dei mandati effettivi, o comunque per un periodo superiore ai sei mesi. Ai parlamentari viene detratta mensilmente una quota destinata al fondo cumulativo per l’assegno di buonauscita di fine mandato. Fin qui, nulla di nuovo. La cosa curiosa, è che le liquidazioni vengono erogate esentasse. E allora tenete bene a mente questo particolare se siete deboli di cuore, sedetevi sulla poltrona e con estrema calma leggete questa lista:

Gianfranco Fini (FLI): 250mila euro

Franco Marini (PD): 174mila euro
Gianfranco Miccichè (GS): 158mila euro
Italo Bocchino (FLI): 141mila euro
Fernando Adornato (UDC): 122mila euro
Maurizio Paniz (PDL): 100mila euro
Emma Bonino (PRI): 60mila euro
Antonio Di Pietro (IDV): 58mila euro
Flavia Perina (FLI): 58mila euro
Giulia Bongiorno (FLI): 41mila euro

La liquidazione in questione viene erogata anche a chi va in pensione volontariamente:

Massimo D’Alema (PD): 217mila euro
Livia Turco (PD): 217mila euro
Beppe Pisanu (PDL): 157 mila euro.
Marcello Dell’Utri (PDL): 141mila euro
Claudio Scajola (PDL): 141mila euro
Francesco Rutelli (API): 100mila euro
Pierluigi Castagnetti (PD): 100mila euro
Walter Veltroni (PD): 41 mila euro

Stando così le cose ed osservando le cifre, viene da pensare che forse l’investimento migliore che si possa fare in questo Paese non è creare un azienda, pagarsi l’università o aprire una semplice attività commerciale ma fare politica. Insomma, non ha senso andare all’estero per un guadagno sicuro basta restare in Italia e fare il parlamentare, con tutti i privilegi gratuiti che ne conseguono ma che noi cittadini paghiamo a caro prezzo. E come diceva giustamente il grande Totò: “E io pago!”

Vincenzo Nigrisoldi-banconote