lunedì 12 novembre 2018
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E se Steve Jobs andasse a teatro?

Steve Jobs

Steve Jobs

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, ormai lo sappiamo, difficilmente avrebbe creato la Apple. Se Steve Jobs fosse nato a Napoli si chiamerebbe Stefano Lavori, come ha lo ha ironicamente ribattezzato Antonio Menna in un racconto, poi trasformato nel best seller edito da Sperling & Kupfer. “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”, adesso, è cresciuto ancora, fino ad arrivare a teatro. E che teatro: quello di Città della Scienza, il Galilei 104, che dal 22 al 24 novembre riapre i battenti per la prima volta dopo l’incendio di marzo. Quanti ingredienti per un’idea semplice. A realizzarla, gli artisti dell’associazione EnArt, un gruppo di trentenni a caccia di stimoli. Un anno fa ad uno di loro capita il libro di Menna tra le mani: “Inizialmente, come accade con i best seller, provavo un po’ di diffidenza. Un giorno in libreria presi a sfogliarlo, capendo subito che, oltre ad un racconto divertente e una trovata intelligente, c’era un notevole spunto teatrale”, racconta Mauro Di Rosa che lo ha adattato per la prosa. Mauro lo sottopone ai colleghi dell’associazione e li contagia: pazzi e affamati, come il vecchio Steve, ci mettono poco tempo a preparare sceneggiatura e messinscena.

Una scena dello spettacolo

Una scena dello spettacolo

Ce ne vuole troppo, invece, ad aggirare gli ostacoli all’italiana: “In realtà le vicende di Stefano Lavori sono un po’ le nostre, come di chiunque voglia creare qualcosa di nuovo in Italia e al Sud: difficoltà e lentezze burocratiche, assenza delle istituzioni, diffidenza da parte degli addetti ai lavori. Vero, meglio che Steve Jobs sia nato altrove”, dice Pasquale Ioffredo che insieme a Mauro Di Rosa cura la regia. Il cortocircuito metateatrale ha però un bel rovescio della medaglia. Gli amici. Sono in tanti a dare una mano a quelli di EnArt: e così Eddy Napoli scrive le musiche originali, la società Laila offre un contributo per la produzione, l’istituto Ilas, tramite il docente di grafica Alessandro Leone, crea un bando per l’immagine dello spettacolo e il Teatro stabile d’innovazione “Le Nuvole” ci mette lo spazio. Così si arriva a Città della Scienza, luogo da riscattare: “Abbiamo voluto che un lavoro così carico di significati, per la città e per il Mezzogiorno, si facesse in una sede simbolica. Città della Scienza e Napoli devono ripartire”. E magari, un giorno, permettere ai tanti, piccoli Jobs che si aggirano all’ombra del Vesuvio di soddisfare fame e follia.

Caterina Piscitelli