domenica 18 novembre 2018
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E’ morto Hugo Chavez, si è spento dopo una lunga malattia. Il Venezuela piange il suo "presidente eterno"

Piange il Venezuela per la morte di Hugo Chavez, il “presidente eterno”. Il capo leader si è spento a Caracas alle 16, 25, ora locale, all’età di 58 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro durata due anni. Lo ha annunciato al Paese, in diretta TV, il vicepresidente Nicolas Maduro, l’uomo che lo stesso Chavez aveva designato come suo successore prima di partire per Cuba, dove era stato operato l’11 dicembre e che nelle scorse ore, aveva invitato la popolazione a pregare per il capo bolivariano dopo l’aggravarsi delle sue condizioni. Nato il 28 luglio 1954 a Sabaneta, nello Stato di Barinas da una famiglia di insegnanti di campagna, Chavez entrò presto nell’esercito. Amava il baseball, ma la sua vocazione sportiva fu presto superata dalla passione per la politica, da quando, a 21 anni, rimase affascinato dalla figura di Simon Bolivar, l’eroe della liberazione latinoamericana. Leader politico dalla personalità espansiva, carismatica, spesso bizzosa, contrassegnata da caratteristiche di “uomo di spettacolo”: cantava, ballava, suonava le percussioni e impartiva ordini ai suoi ministri, tutto in diretta TV nel programma “Alò, presidente”, da lui concepito per essere vicino al suo “pueblo”. Un potere durato 14 anni distinto da una costante volontà di collocarsi sia nel suo Paese che nel mondo, ereditando il ruolo dal suo amico Fidel Castro e dimostrandosi presto spina nel fianco di Washington quasi come il ‘lider maximo’ cubano. Dall’economia alla società, dalla politica alla cultura, ha cambiato radicalmente la faccia del Venezuela. Per i suoi oppositori è stato un “volgare demagogo”, che ha nascosto il proprio autoritarismo nella retorica populista. Per i suoi sostenitori è stato invece un autentico rivoluzionario,  la concretizzazione della rivincita contro le ‘politiche neo liberali’ e ‘l’imperialismo’ che hanno padroneggiato per lunghi anni a Caracas e nell’intera America Latina. L’ultima sua grande vittoria elettorale risale allo scorso 7 ottobre, quando con 8 milioni di voti, sconfisse il leader dell’opposizione, l’avvocato Henrique Capriles. Con i capelli ricresciuti dopo le prime chemioterapie, durante la campagna elettorale Chavez, inguaribile ottimista, aveva puntato su un’immagine vitale e rigenerata, cancellando il ritratto di un 58enne malato. Sfida riuscita ma subito interrotta non dalla politica ma dalla malattia: qualche giorno dopo la vittoria, è subito ricomparsa, in tutta la sua drammaticità, l’angoscia del cancro.

La morte di Chavez, dice Maduro, ”E’ una tragedia storica per la nostra patria. Un appello a tutti i connazionali di ogni età affinché  siano militanti della pace e della serenità  della nostra patria. Noi, i suoi compagni – civili e militari – raccogliamo la sua ereditàchavez, il suo progetto e le sue bandiere. Che viva Chavez! ‘. Il vicepresidente venezuelano ha quindi invitato il popolo “Chavista” a radunarsi davanti all’ospedale militare, dove è morto il presidente, per rendergli omaggio, “Quelli che muoiono per la vita non possono essere chiamati morti“.

Lo stesso Maduro ha denunciato l’esistenza di un ”piano per destabilizzare” il Venezuela dietro la malattia del leader: “Hugo Chavez si è ammalato perché “è stato attaccato”, come è successo con il leader palestinese Yasser Arafat. Una commissione speciale di scienziati potrà confermare questa tesi”. Il ministero degli esteri venezuelano ha comunicato l’espulsione di un secondo funzionario dell’ambasciata statunitense a Caracas, dopo quello annunciato dal vice. Si tratta di Debling Costal ed entrambi sono accusati di ingerenza e cospirazione. Gli Stati Uniti respingono le incriminazioni mosse dalle autorita’ del Venezuela: ”Sono accuse assurde”, ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato.

L’esponente di punta bolivarista verrà sepolto venerdì. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Caracas, Elias Jaua, indicando che il Venezuela rispetterà sette giorni di lutto. Già nelle prossime ore, la salma di Chavez sarà trasportata dall’Hospital Militar alla hall dell’Academia Militar di Caracas, dove si svolgeranno le esequie. Intanto sono forti le reazioni ed i messaggi di cordoglio dal mondo politico e non: “Siamo stati rivali elettorali ma non nemici. Comprendiamo il dolore della sua famiglia e dei suoi sostenitori“, ha dichiarato Henrique Capriles. La presidente del Brasile Dilma Rousseff, ha parlato di “perdita irreparabileper la morte di “un grande leader, un “amico del Brasile”. Definito “un vero figlio” dall’ex presidente cubano Fidel Castro e “un amico stretto” dal suo successore Raul Castro. “Chavez è anche cubano“, si legge in una nota diffusa dal governo dell’Avana. “Nel momento difficile della morte del presidente Hugo Chavez, gli Stati Uniti ribadiscono il sostegno al popolo venezuelano e l’interesse a sviluppare una relazione costruttiva con il governo del Venezuela“- ha affermato Obama nel suo messaggio- “mentre il Venezuela inizia un nuovo capitolo della sua storia, gli Stati Uniti rimangono impegnati per politiche che promuovano i principi democratici, il rispetto della legge e dei diritti umani“. “Un leader straordinario. E’ stato un uomo forte e straordinario che puntava al futuro ed esigeva il massimo da se stesso“, ha scritto Putin in un messaggio indirizzato a Maduro. Per il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ”Chavez è stato il simbolo della resistenza contro l’imperialismo e un martire per il bene della Nazione venezuelana”.

Anche il cinema americano piange la scomparsa di Chavez: “Piango un grande eroe per la maggior parte del suo popolo… Odiato dalle classi abbienti, Hugo Chavez vivrà sempre nella storia“, scrive il regista Oliver Stone su Twitter. “I poveri del mondo perdono un loro campione, io perdo un amico che ho avuto la benedizione di conoscere“, afferma l’attore Sean Penn in un comunicato diffuso su Hollywood Reporter. Secondo il regista Michael Moore, “non leggeremo cose amichevoli verso di lui sulla stampa americana, ma va ricordato che 54 paesi permisero “agli Stati Uniti di arrestare (e torturare) sospetti. L’America Latina, grazie a Chavez, fu l’unica a dire di no“. Il regista, che ha commentato la morte di Chavez su Twitter, ha ricordato il suo incontro con il presidente venezuelano al festival del cinema di Venezia nel 2009. “Mi disse che gli faceva piacere incontrare qualcuno che Bush odiava più di lui“.

Si attendono, nel frattempo, le nuove elezioni, che secondo la costituzione venezuelana avverranno entro 30 giorni.

 

Bruna Di Matteo