martedì 7 Febbraio 2023
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DOPO IL SESSO IL CERVELLO DELL’UOMO VA IN MODALITA’ AEREO

Quante donne hanno considerato insensibile il proprio uomo che dopo una notte (e voglio esagerare) di sesso sfrenato, si girano dall’altro lato e svengono, nel peggiore dei casi con una orchestra di percussioni  nel naso, che va a tempo con i polmoni.

Ebbene tutti gli uomini hanno da sempre cercato di spiegare che non era una questione di insensibilità verso la partner, ma fisiologica verso se stessi.

E adesso la scienza conferma queste ragioni e io da avvocato, questa volta, ho il privilegio di difendere milioni di uomini assonnati.

L’ Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM) ha infatti confermato che dopo il sesso il cervello maschile si spegne o meglio va in letargo.

Questo perché  subito dopo l’orgasmo, il cervello degli uomini libera due ormoni: l’ossitocina, responsabile dell’abbassamento del livello testosterone, che ha come effetto collaterale il calo del desiderio sessuale (ma parallelamente facilita l’attaccamento) e la serotonina che induce il sonno.

La combinazione di questi due ormoni rilasciati nel corpo ha un effetto soporifero devastante, con la conseguenza che la corteccia cerebrale, area deputata al pensiero, si spegne, e con lei anche tutto il resto del corpo.

E invece a questo punto, con l’uomo che non sa neanche più come si chiama, puntualmente la donna inizia a raccontargli la storia della sua vita, i suoi sogni,  le speranze ed i progetti per il futuro. E lui che annuisce a tutto, ma non capisce nulla, perché ha la corteccia spenta  e la serotonina in circolo.

Ha inizio quello che scientificamente si chiama periodo refrattario

Questa “pace dei sensi” varia da uomo a uomo ma sicuramente dipende da molti fattori, in primo luogo l’età.

Quando hai 20 anni possono bastare anche soli 10 minuti per riprenderti, dopo i trenta ci vuole una mezzoretta, mentre  per  un uomo maturo, se non passa almeno una giornata, è inutile farsi rivedere.

Altri fattori che possono influenzare sia in meglio che in peggio la durata del periodo refrattario sono il contesto, lo stato emozionale o quello fisico.

E poi c’è l’intensità del “primo atto”, perché una cosa è riprendersi da un rapporto intenso di un’ora, un’altra  è ricominciare dopo una sveltina di dieci minuti scarsi.

Infine, ovviamente, c’è il livello culturale: perché partendo dal limite massimo di cinque e facendo attenzione che in una non se ne facciano due (perché uno se ne accorge), “se sei diplomato mai più di quattro!

Massimì, quanto eri avanti…

francesco carbone
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