lunedì 18 Marzo 2019
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Arte, danza e tarocchi magici alla Domus Ars

10515120_661158773976419_736649318235998229_oA Domus Ars è tempo d’incantesimi.
Per la rassegna “I palazzi degli spiriti. Fantasmi a Napoli” (Forum Universale delle Culture, Comune di Napoli) torna a Napoli sabato 12 luglio alle 21.00 lo spettacolo di  prosa danza e musica con fantasmi, streghe, la Papessa e gli altri Arcani Maggiori che si danno appuntamento alla Domus Ars di via Santa Chiara 10. 
Si tratta di una performance teatrale articolata e contaminata con varie forme espressive e con musica dal vivo, per la regia di Guido Liotti: in particolare si assisterà ad alcuni dei più antichi rituali pagani concernenti la magia, sulla base degli incantesimi e delle leggende di un’antica tradizione orale italiana, che Charles Godfrey Leland riporta nel suo manoscritto “Il Vangelo dell Streghe” (1886).
La performance di teatro di ricerca e di approfondimento è a cura di Cristiana Buccarelli e Guido Liotti, curatori  del progetto “Lo sguardo che trasforma”.
Con il gruppo archeologico Kyme è nata l’idea di utilizzare come scenografia mobile dello spettacolo le riproduzioni da originali dei dipinti della mostra Tarocchi psicologici di Susanna Viale, che fungono da quinte scenografiche e da viatico per questo affascinante racconto di introspezione sugli archetipi di ogni tempo tratto da uno scritto di Giuseppina Dell’Aria.
Per questa rassegna è stata sviluppata insieme a Simona Perrella una particolare coreografia che vede gli attori, i danzatori, dialogare tra loro e interagire, ispirati dalle suggestioni evocative dei tarocchi scenografici e dalle canzoni magiche tratte dall’album Amarangrè di Giovanna Panza.
Insomma, uno spettacolo da non perdere!

 

Per info:
mail: losguardochetrasforma@gmail.com
cell:3926866064
per prenotare: infoeventi@domusars.it 0813425603 

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.