mercoledì 21 novembre 2018
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Disturbi alimentari a Napoli: L’inferno non raccontato -LEGGI L’INTERVISTA

foto articolo dca

DCA a Napoli. Foto: wonderland.blogspot.com

Lo scopo principale de Linkazzato.it è dare voce a chi non viene ascoltato e segnalare problematiche che troppo spesso non vengono sottoposte all’attenzione di tutti. E proprio per questo che è giunto il momento di affrontare una questione che è restata nell’ombra praticamente da sempre: i DCA a Napoli. I DCA sono i disturbi del comportamento alimentare, cioè anoressia, bulimia, binge e non solo. Nel capoluogo campano vige una completa mancanza di sensibilizzazione sull’argomento e purtroppo queste gravi malattie (perché si tratta di malattie riconosciute) non hanno la meritata attenzione. Troppo spesso non vengono curate nemmeno adeguatamente. Chi soffre di DCA, a Napoli può rivolgersi a nutrizionisti e psicologi privati che prosciugano il portafoglio dei clienti e,  nella maggior parte dei casi, non risolvono un granché. Ma, come abbiamo constatato,  anche parecchie strutture pubbliche nuotano nel mare dell’ignoranza ed i risultati sono praticamente inesistenti. Non tutti sanno che l’ASL gode di un vero e proprio polo per la cura e la diagnosi dei DCA a Napoli, che ha sede nel quartiere di Soccavo. Abbiamo deciso di farci un giro nella struttura e sorprendentemente abbiamo scoperto un centro più che funzionale ed a spese irrisorie: i pazienti vengono sottoposti a terapie psicologiche anche più volte a settimana coadiuvate da visite nutrizionistiche ed a controlli settimanali relativi al peso ed ai parametri vitali.

Una vera e propria equipe che cura la problematica alimentare a 360 gradi non solo coinvolgendo i diretti interessati ma anche i familiari attraverso terapie familiari e colloqui di gruppo, per aiutare chi si ritrova un figlio, un fratello o una sorella in difficoltà. Iniziativa ottima dato che i familiari quasi sempre non sanno come affrontare il problema o lo fanno con approcci sbagliati. Abbiamo parlato con alcuni dottori che ci hanno spiegato che il polo sanitario è il solo operativo in Campania e che ha registrato un’ ottima percentuale di successi e guarigioni, tanto che in pochi anni si è avuto un netto calo del tasso di ricoveri ospedalieri. Ciò vuol dire anche minori spese di soldi pubblici perché un trattamento sanitario obbligatorio costa fior di quattrini.
Siamo giunti, dunque al centro DCA di Soccavo in un giorno di visite di controllo e la scena che si è presentata davanti ai nostri occhi è stata agghiacciante: persone di tutte le età, alcune scheletriche altre in grave obesità. Ci guardavano, si guardavano. Tutte con la testa china in silenzio, unico filo conduttore: la tristezza. Il problema esiste e nell’ombra coinvolge più persone di quanto si possa immaginare. Con molta delicatezza e rispetto abbiamo cercato di intervistare i pazienti ma la vergogna ed il senso del pudore si sono trasformati in un secco “no”. Qualcuno ha voluto parlare, ma con la garanzia della piena privacy. Per cui vi proponiamo l’intervista e chiameremo il paziente con la lettera A (anonimo) di circa 30 anni, mentre noi saremo L (Linkazzato).

L: ciao

A: ciao

L: Grazie per averci concesso di parlarti. Senza scendere nella tua storia personale, ti va di raccontarci il tuo percorso?

A: Si. Io soffro di anoressia da quasi 17 anni. Credimi ho girato Napoli e l’Italia intera, una sofferenza bestiale che va al di là di ogni volontà.

L: Perché allontanarsi da Napoli? Cosa hai trovato al di fuori?

A: All’inizio mi rivolsi al Policlinico. Mi hanno fatto le analisi e tutto ciò che era necessario. Poi mi hanno assegnato un medico nutrizionista e lì invece di guarire è iniziato il vero inferno.

L: Ti va di spiegarci cosa è successo?

A: Il medico nutrizionista era obeso, ma alle mie perplessità rispondeva “io sto bene”. Per cui già puoi capire che era impossibile per un paziente anoressico instaurare una fiducia. Perché è basilare la fiducia verso il proprio medico. Mi ha dato il solito foglio con la dieta, senza dire nulla. Dovevo solo ingrassare.

L: Quindi supporti psicologici zero?

A: Praticamente inesistenti. Così nella solitudine più totale la caduta nell’anoressia conclamata è stata inevitabile.

L: Ed i costi di questa, chiamiamola, terapia?

A: Terapia costosa. Ho pagato per ammalarmi. Napoli non offriva più di questo così ho dovuto rivolgermi ad istituti fuori città, dove ho subito i ricoveri.

L: Quindi è arrivata la guarigione?

A: Si, in un primo momento. Ma basta uscire dalla clinica e non essere seguiti che i pensieri ritornano e con loro anche il problema. Sono stati anni di altalene.

L: E cosa ci dici di questo polo DCA?

A: Credimi, la mia salvezza. Dovevo arrivarci prima. Qui gli psicologi sono meravigliosi, il medico nutrizionista bravissimo. Infatti è anche psichiatra e ogni visita non è costituita solo dalla solita misura del peso e dei parametri o della rivalutazione della dieta.

L: Di cosa si tratta?

A: Il medico ci fa parlare. La filosofia di questo centro è curare la mente, creare una serenità che ci permetta di approcciare al cibo nel migliore dei modi. Ad esempio: mi aumentano le calorie della dieta, io vado in paranoia, in difficoltà. Il nutrizionista è disposto a trovare un punto di incontro con le mie esigenze, cercando insieme dei giusti compromessi, sempre che rientrino ovviamente in un percorso di guarigione fisica. In questo modo, io dopo tanti anni, sto raggiungendo la guarigione. Appena ho qualche calo o insicurezza, loro mi sostengono e mi fanno ritrovare le mie convinzioni per guarire.

L: Ed i costi?

A: Essendo un servizio dell’ASL i pazienti dovrebbero pagare solo il ticket. Ma nei casi conclamati con tanto di certificazione del medico si ha il diritto all’esenzione  E qui ci sono altre difficoltà.

L: Che tipo di difficoltà intendi?

A:  L’ignoranza. I medici napoletani e le ASL non sanno che i DCA sono patologie riconosciute. Anzi ti dico che sono riconosciute da ormai vent’ anni. Ogni volta che il mio medico prepara la ricetta non sa mai cosa scrivere. Ogni volta che vado allo sportello ASL fanno storie perché non trovano i codici di esenzione. Alla fine li trovano ma ogni volta che ci torno lo hanno già dimenticato. Ed è sempre la stessa storia.

L: Cosa hai intenzione di fare?

A:  Continuare così. Per una volta che Napoli offre una soluzione ad un problema non viene fatta divulgazione. Ho scoperto questo centro tramite conoscenze ma non è così che dovrebbe essere. I malati hanno diritto di sapere che c’è una valida strada per curare i DCA. Ovviamente la volontà e la collaborazione dei pazienti deve andare di pari passo con i percorsi terapeutici.

L: Ti ringraziamo davvero tanto per la tua testimonianza. La divulgazione è importante e noi non ci fermeremo qui.

Una storia importante, emblema di come il problema viene affrontato nella città partenopea. Altri pazienti hanno aggiunto qualcosa durante l’intervista con A ed il quadro che ci hanno dipinto è nero. Alcuni ci hanno riferito che al Policlinico dopo un certo periodo di terapia, tra l’altro non costante, i medici optano per i farmaci antidepressivi. Alcuni che soffrono di Binge, ovvero la sindrome da alimentazione incontrollata (le abbuffate convulsive per intenderci), lamentano ancora più difficoltà.

Il Binge, e l’obesità grave che ne consegue, è una patologia  riconosciuta per la quale è prevista anche l’esenzione ma i medici di base e le ASL non ne hanno mai sentito parlareCon meno lotte, ma non senza difficoltà, è il percorso per anoressia e bulimia in quanto dalla maggioranza dei medici vengono viste come problematiche superficiali e trattate come tali, con approcci terapeutici inadeguati. Di DCA si muore, non bisogna dimenticarlo. E’ necessario uscire dal silenzio, dare voce ai malati ed alle loro famiglie che ne escono concretamente distrutte. I diritti esistono e come al solito vengono accantonati.

 

Bruna Di Matteo