venerdì 16 novembre 2018
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La discarica di Chiaiano nelle mani della camorra: 17 arresti

rifiuti_napoliI movimenti cittadini anti-discarica del quartiere lo dicevano da sempre: la discarica di Chiaiano era gestita dalla camorra. Dopo anni, i risultati delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, danno ragione ai cittadini del quartiere a nord di Napoli.
Sono di ieri mattina i 17 ordini di custodia cautelare – 8 in carcere e 9 agli arresti domiciliari – portati avanti dai Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta e dal Noe di Napoli; arrestati i titolari delle imprese coinvolte, i componenti della commissione di collaudo e tutti i professionisti e gli imprenditori legati per svariati motivi al piano criminale messo in atto con appalti truccati, subappalti e operazioni poco lecite.

I capi di accusa che pendono su queste persone sono molteplici e vanno da associazione a delinquere di stampo camorristico, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa, frode nelle pubbliche forniture fino alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, con l’aggravante della finalità agevolatrice del sodalizio camorristico dei Casalesi, fazione Zagaria.
Le indagini hanno portato alla luce i malfatti avvenuti tra il 2008 e 2009 in piena crisi rifiuti in Campania; sono gli anni del nuovo governo Berlusconi che affida il problema, per arginare l’emergenza, alla Protezione Civile – con a capo Guido Bertolaso – e l’esercito. E’ il periodo degli slogan propagandistici secondo cui la crisi si sarebbe risolta in poco tempo e che  “Chiaiano sarà la discarica più sicura del mondo” come recitava davanti alle telecamere Bertolaso.
In pratica la costruzione e la gestione della discarica di Chiaiano è stata nelle mani dei Casalesi che lo gestivano con l’apporto di Giuseppe Carandente Tartaglia, persona contigua al clan, che aveva al contempo ottimi rapporti con le amministrazioni locali. Questi con la sua Edilcar lavorava in subappalto per le società Fibe e Fisia del gruppo Impregilo, che sulla carta erano a gestire il ciclo dei rifiuti regionali ma che in realtà subappaltavano ad altre società locali. Questo legame societario ha permesso negli anni che altre società facenti capo ad altri capi dell’hinterland a nord di Napoli potessero gestire illegalmente l’incasso dei rifiuti e la discarica in toto. Si contano infatti ben 63 contratti per il trasporto ed il movimento terra tra la Fibe della Impregilo e società riconducibili a Carandente Tartaglia o altri boss del clan Mallardo o Zagaria. Altri indagati sono Antonio D’Amico della società Ibi – implicata negli appalti sempre con intestazioni societarie diverse così da vincere le gare, sapendolo anticipatamente – il direttore tecnico Paolo Viparelli e Giovanni Perillo, ex direttore della Sapna per aver mal gestito la discarica ben conoscendo i brogli e gli illeciti.
Oltre che la cattiva gestione della discarica e le infiltrazioni camorristiche, l’inchiesta ha portato alla luce anche irregolarità legate all’impiantistica e alle metodologie di invaso dei rifiuti. Sono state riscontrate infatti difformità rispetto al progetto approvato e ai materiali da utilizzare; pare infatti siano stati utilizzati materiali, quali l’argilla, provenienti da cave non autorizzate o addirittura argilla mista a terreno.
Sono anni ormai che si dice che il traffico dei rifiuti è diventato un business che fa girare parecchi soldi ma pare che con Chiaiano i clan abbiano fatto bingo.
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