sabato 17 novembre 2018
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Centri per gli immigrati in Italia: calpestati dignità e diritti umani

foto articolo immigrati e diritti umani

Gli immigrati in Italia. Foto: arci.it

Ennesima vergogna che vede coinvolta l’Italia: questa volta si tratta di dignità e diritti umani. A tal proposito, i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) attualmente attivi nel nostro Paese chiuderanno perché tutti inadeguati, “congenitamente incapaci” di garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona. Dal febbraio 2012 al febbraio 2013 l’associazione Medici per i diritti umani (Medu) ha controllato tutti gli 11 Cie operanti in quel periodo ( nelle città di Bari, Bologna, Caltanissetta, Crotone, Gorizia, Lamezia Terme, Milano, Modena, Roma, Torino e Trapani Milo). Dall’indagine sono venuti alla luce due risultati più che disonorevoli: il primo, ed il più grave, è la non-tutela del rispetto e del decoro delle persone trattenute. Dal secondo risultato è emerso anche che le Cie sono inefficaci nel contrasto all’immigrazione irregolare, praticamente sono inutili. L’organizzazione ha riscontrato criticità in tutti i Cie , come ha spiegato il coordinatore dell’inchiesta, Alberto Barbieri:

Ci occupiamo dei centri per il trattenimento degli immigrati irregolari dal 2004 e queste strutture appaiono come un buco nero per i diritti umani e l’accesso alla salute. Nel corso del 2012, in queste strutture sono state trattenute 7.944 persone, di cui 932 donne, e tra loro ci sono anche situazioni di grande vulnerabilità come vittime di tratta, persone senza fissa dimora e disabili

Ma qual è la situazione di questi centri?Anche se non sono ritenuti delle carceri, in realtà ne hanno tutte le caratteristiche peculiari: dalle sbarre alla presenza delle forze dell’ordine, all’impossibilità dell’accesso per il personale del servizio sanitario nazionale. Ed è proprio per questo che, molto spesso, le malattie gravi vengono diagnosticate in ritardo condannando a morte i malcapitati di turno, non ricevendo le cure adeguate. Inoltre la metà degli immigrati fa uso di psicofarmaci, segno tangibile di un’assistenza specialistica inesistente.

Oltre, alla chiara carenza nel tutelare la dignità ed i diritti fondamentali dei migranti “ospitati”, anche la somma dei costi economici necessari ad assicurare la gestione, la sorveglianza, il mantenimento e la riparazione di queste strutture non appare proporzionata ai “modesti risultati” conseguiti nel contrasto all’immigrazione irregolare: in poche parole, su quasi 8mila persone trattenute nel 2012, solo 4.015 sono state rimpatriate. La Medu chiede pertanto la chiusura immediata di tutti i Cie. Ma questa disonorevole realtà non esiste solo in Italia bensì in tutta Europa, in cui sono disseminate 420 strutture di detenzione per i migranti irregolari. I tragici elementi comuni sono la reclusione usata in modo massivo e non residuale, i luoghi di intrattenimento non adeguati, con l’eccezione della Svezia dove sono gestiti dai servizi sociali, i costi elevati a fronte di una bassa efficacia e scarsa trasparenza dei dati, lo scarso ricorso a misure alternative come il rimpatrio volontario o l’obbligo di dimora.
Sono immigrati irregolari, ma vengono trattati come dei veri e propri criminali, quando criminali non sono. Sempre più spesso ormai, ci si trova di fronte alla crescente intollerabilità verso gli stranieri senza permesso di soggiorno. Anche se “non regolari”, sono esseri umani e, come tali, hanno diritto ad un’assistenza che ne tuteli la dignità. Certamente nel nostro Paese, gli immigrati, già devastati magari dalla guerra e dalla povertà vigenti nelle loro città natie,  non hanno trovato la tanto desiderata “fortuna”, ma solo un sistema che non funziona e che non rispetta la persona nel suo essere. Forse, hanno conosciuto l’Italia vera.

 

Bruna Di Matteo