venerdì 16 novembre 2018
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COUNSELOR FILOSOFICO NELL’ HOSPICE

hospiceOggigiorno siamo portati ad essere piuttosto indifferenti di fronte a problemi che non sono di nostra personale pertinenza, soprattutto quando si tratta di un argomento come la malattia o la morte. Nonostante sappiamo che sia inevitabile e che prima o poi toccherà ad ognuno, si evita di parlare della morte, vuoi per scaramanzia o per paura, chi per non accettazione. Non voglio soffermarmi sulla definizione dello hospice, poiché tutte le informazioni si possono facilmente reperire con un semplice “clic” su ogni motore di ricerca. Mi interessa principalmente rivalutare il senso di quel luogo, soprattutto per tutti coloro che eventualmente si sono fatti un’ idea sbagliata a riguardo dell’ hospice, come luogo in cui si va a morire. Siccome la morte è una realtà alla quale non si può voltare le spalle penso che sia più proficuo affrontarla guardandola come una parte integrante dell’esistenza umana.

 L’hospice, cioè centro residenziale di cure palliative, ha come finalità il prendersi cura della persona nelle ultime fasi della sua vita, in cui si cerca, nei limiti del possibile, di migliorare la qualità della vita degli ammalati e dei loro familiari e può definirsi come tutto quello che viene proposto durante la malattia e durante il lutto è sostegno e supporto, oltre all’approccio medico-sanitario. Purtroppo, mentre si parla ancora di utilizzo dell’intervento psico-sociale, non è ancora previsto l’intervento di counselig, in quanto, per ora è ancora poco conosciuto e quindi applicato  solo in poche se non rare realtà.  Per non parlare del counseling filosofico quasi sconosciuto  e sottovalutato da molti ma che avrebbe un ruolo importantissimo.

Cosa farebbe di diverso un counselor filosofico nell’hospice rispetto allo psicologo o al medico? Ciò che distingue il counselor filosofico da altre figure di sostegno è la capacità di pensare in modo dinamico e non fisso ed assolutistico, quindi rigido. In un mondo che cambia vertiginosamente, penso che occorra abituarsi ad una nuova mentalità che preveda un’integrazione di “saperi” e non solo una esclusione. Sono sicura che un approccio “filosofico”, in cui i discorsi vertono al significato e senso  che la persona ammalata dà alla propria vita e morte, possa aprire ulteriori domande  in un’altra prospettiva fino ad ora non sperimentata. In ultimo, quando si parla dell’ hospice si dimentica il carico emotivo e lo stress che affrontano quotidianamente anche medici ed infermieri, gestito purtroppo in modo inadeguato, perchè impreparati, ed a ciò fa spesso seguito l’ansia e la depressione proprio del personale sanitario.

Epicuro disse: “Nasciamo una sola volta, due non è concesso; tu, che non sei padrone del tuo domani, rinvii l’occasione di oggi; così la vita se ne va nell’attesa, e ciascuno di noi giunge alla morte senza pace”, ed io credo, avendo avuto ingente esperienza con gli ammalati, che quello che serve è proprio riuscire a morire in pace.

 

Suzana Blazevic

Suzana Blazevic

Laureata in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale S. Luigi (Na), ha conseguito il Diploma di Counsellor Centrato sulla Persona, Primo Livello presso L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona “Anna Gagliardi” (Na), Diploma di Counselor (registrato presso la S.I.Co. ), Diploma di Counselor Filosofico (riconosciuto dalla SICOf e accreditata dalla SICo) presso MetisSoc.Coop. Di Sol. Sociale Onlus (Na) ed un Master inCounseling Filosofico per bambini ed adolescenti presso Metis.Ha inoltre ottenuto un Diploma della Riabilitazione, specializzata nel trattamento del bambino con Paralisi Cerebrali Infantili ed altre forme di lesioni neurologichepresso Centro studi e formazionepermanente “Antoniano” di Ercolano.“Ogni persona che incontri sta lottando con i propri problemi. Sii gentile con lei. Non potrai risolverli al suo posto ma la tua gentilezza forse la incoraggerà a non rinunciare. La tua gentilezza può essere il miracolo che stava aspettando. Spesso, senza saperlo, facciamo veri miracoli.” Charlie Chaplin
A partire da questa affermazione di C. Chaplin, il mio lavoro di terapista della neuro riabilitazione rappresenta una vera e propria immersione nelle problematiche e nelle difficoltà umane, nella malattia e quindi nel dolore e nella sofferenza. Pur non immaginando minimamente che in futuro sarei diventata counselor, per me il lavoro era già un “saper essere in relazione con”, un saper ascoltare e comprendere l’altro. Dal mondo “scientifico” i miei studi si sono spostati in ambito filosofico- teologico, e questo ha aggiunto “un tassello” in più sia per la mia formazione, che per la mia crescita personale, ma soprattutto mi hanno consentito di comprendere sempre di più l’essere umano.