lunedì 19 novembre 2018
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COSA INTEDIAMO PER “PROBLEMA”?

PROBCos’ è un problema e quali effetti può avere un suo accumularsi? Pensi di averne uno ma non sai come definirlo: potrebbe essere una sensazione di solitudine, di incomprensione, d’ indecisione, di preoccupazione della salute, d’ amore, di lutto ecc. Ti senti in uno stato di smarrimento, spavento, confusione, apatia, tristezza, delusione, incertezza oppure  percepisci uno stato di rabbia, di crisi,  di paura, intolleranza, ostilità o, perché no, hai semplicemente bisogno di condividere con qualcuno i tuoi pensieri e le tue opinioni.

Tutti sappiamo definire cosa sia un problema, alla luce di proprie esperienze, ma ognuno lo definisce e lo vede a modo suo. Forse l’unico fattore, che accomuna i più, è l’affermazione che il problema, per definizione, sia un qualcosa che difficilmente avrà una soluzione efficace o una risposta, ed il desiderio, se non la pretesa, è che necessariamente si debba tendere a risolverlo, altrimenti la vita non può andare avanti.

Questo dato, come aspetto negativo, induce le persone ad uno stato di scoraggiamento, paura o fuga, arroganza o rabbia, aggressività o indisponenza, intolleranza ed ostilità. Vorrei, invece, personalmente, soffermarmi  sul sentimento che si prova nel sentirsi incompresi che porta, a mio avviso, alla percezione della solitudine.

Purtroppo, non di rado, i problemi hanno alleati fedeli: pensieri, principi e costrutti personali possono essere eccessivi e rigidi al punto tale da trasformare la propria realtà e, quindi, anche i problemi vengono valutati in maniera alterata.

Partendo dai significati che in greco si attribuiscono al termine problema, ossia: sporgenza, promontorio, impedimento, ostacolo e barriera, ma anche porre avanti e gettare, sono giunta a constatare l’ importanza sostanziale della comprensione soprattutto emotiva e non soltanto cognitiva di un problema, nella complessità che esso ha.

Rispettando l’originalità e l’ unicità di ogni persona, è necessario comprendere come essa vive e percepisce il proprio essere inserita nel mondo e nel problema.

Il mio modo d’essere può modificare ciò che il “mondo” mi offre, oppure, il “mondo” può influenzare e modificare il mio modo d’essere?

Sembra, in tal senso, che non sia più tanto importante e necessario “eliminare” il problema, quanto saperci “convivere”, cercando di individuare i diversi significati e assunti nascosti in esso.  In un certo senso l’espressione “prendere la vita con filosofia” potrebbe avere, al suo interno, un significato di funzionalità; quasi a voler  restituire quiete proprio lì, dove troviamo i quesiti con i quali viviamo quotidianamente.

 

Suzana Blazevic

Suzana Blazevic

Laureata in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale S. Luigi (Na), ha conseguito il Diploma di Counsellor Centrato sulla Persona, Primo Livello presso L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona “Anna Gagliardi” (Na), Diploma di Counselor (registrato presso la S.I.Co. ), Diploma di Counselor Filosofico (riconosciuto dalla SICOf e accreditata dalla SICo) presso MetisSoc.Coop. Di Sol. Sociale Onlus (Na) ed un Master inCounseling Filosofico per bambini ed adolescenti presso Metis.Ha inoltre ottenuto un Diploma della Riabilitazione, specializzata nel trattamento del bambino con Paralisi Cerebrali Infantili ed altre forme di lesioni neurologichepresso Centro studi e formazionepermanente “Antoniano” di Ercolano.“Ogni persona che incontri sta lottando con i propri problemi. Sii gentile con lei. Non potrai risolverli al suo posto ma la tua gentilezza forse la incoraggerà a non rinunciare. La tua gentilezza può essere il miracolo che stava aspettando. Spesso, senza saperlo, facciamo veri miracoli.” Charlie Chaplin
A partire da questa affermazione di C. Chaplin, il mio lavoro di terapista della neuro riabilitazione rappresenta una vera e propria immersione nelle problematiche e nelle difficoltà umane, nella malattia e quindi nel dolore e nella sofferenza. Pur non immaginando minimamente che in futuro sarei diventata counselor, per me il lavoro era già un “saper essere in relazione con”, un saper ascoltare e comprendere l’altro. Dal mondo “scientifico” i miei studi si sono spostati in ambito filosofico- teologico, e questo ha aggiunto “un tassello” in più sia per la mia formazione, che per la mia crescita personale, ma soprattutto mi hanno consentito di comprendere sempre di più l’essere umano.