martedì 20 novembre 2018
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E’ possibile comprendere senza giudicare?

giudicare

Fonte: formazioneprofessionisti.com

Pochi giorni fa la cronaca ci ha informato sul caso di violenza subito da un bambino autistico nel vicentino. Di fronte a quella notizia ed a quei video, subito messi in rete, credo che ognuno di noi si sia sentito colpito ed abbia provato disgusto per la crudeltà delle immagini. In questo articolo, rispetto ai commenti ed ai giudizi comuni sentiti in giro, parlerò da counselor, ossia proponendo sull’accaduto una diversa osservazione e quindi riflessione. Per evitare ogni fraintendimento, sottolineo la mia assoluta  e totale disapprovazione in merito al comportamento di quelle persone, ma da counselor devo abbandonare il giudizio e cercare di comprenderne le ragioni.
E’ passato molto tempo da quando ho lasciato il mio lavoro di terapista della riabilitazione dell’età evolutiva, ma ricordo ancora, ed i mie ex colleghi confermeranno, che non vi è stata e che tuttora è assente un’adeguata  formazione che verta alla gestione delle emozioni del personale, quindi degli operatori sanitari o insegnanti, nei confronti dei disabili e dei loro genitori. Inoltre, non ho ancora visto in prassi, che un dirigente (datore di lavoro, coordinatore del settore o dirigente scolastico) si preoccupi del benessere, dello stato di salute del proprio lavoratore, consumato dall’affaticamento, dallo stress e dalla frustrazione accumulata negli anni, per non parlare dell’ esaurimento emotivo e dell’usura mentale ottenuti in anni di lavoro senza alcun sostegno o supporto. Evidentemente il lavoro sulla prevenzione del burn-out, dovuto al profondo sconforto ed al sovraccarico emotivo quando si è costantemente esposti alla sofferenza umana, è ancora solo fantascienza.
Pur essendo convinta che ognuno possieda la predisposizione ad un dato lavoro, per quello con i disabili, è necessaria una formazione e preparazione che guardi anche all’equilibrio del lavoratore. Questo significa che non bastano la sola sensibilità personale, la motivazione e l’amore per il lavoro; a mio avviso le scuse come l’assenza di fondi per l’aggiornamento del personale sono infondate.

Propongo adesso una riflessione su alcuni commenti e giudizi letti e sentiti:

Ma il titolo di insegnante, chi gliela dato? Invece io mi chiedo, quanti insegnanti hanno scelto il “sostegno” solo per entrare di ruolo, quindi per il posto fisso, e non perché fossero realmente attratti da quella professione?

Soffre di depressione da menopausa! Ma siamo davvero legittimati a giudicare lo stato depressivo di una donna come una patologia ad alto rischio? Dov’è improvvisamente finita la nostra comprensione nei confronti di chi ha un disagio e/o una malattia?

Bisogna istallare delle telecamere nelle scuole! Bene, ma provate a chiedere quanti tra il personale della scuola accetterebbero questa proposta. Chi, cosa, ma soprattutto perché opporsi a che tutti vedano cosa si fa a scuola?

 

Suzana Blazevic

Suzana Blazevic

Laureata in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale S. Luigi (Na), ha conseguito il Diploma di Counsellor Centrato sulla Persona, Primo Livello presso L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona “Anna Gagliardi” (Na), Diploma di Counselor (registrato presso la S.I.Co. ), Diploma di Counselor Filosofico (riconosciuto dalla SICOf e accreditata dalla SICo) presso MetisSoc.Coop. Di Sol. Sociale Onlus (Na) ed un Master inCounseling Filosofico per bambini ed adolescenti presso Metis.Ha inoltre ottenuto un Diploma della Riabilitazione, specializzata nel trattamento del bambino con Paralisi Cerebrali Infantili ed altre forme di lesioni neurologichepresso Centro studi e formazionepermanente “Antoniano” di Ercolano.“Ogni persona che incontri sta lottando con i propri problemi. Sii gentile con lei. Non potrai risolverli al suo posto ma la tua gentilezza forse la incoraggerà a non rinunciare. La tua gentilezza può essere il miracolo che stava aspettando. Spesso, senza saperlo, facciamo veri miracoli.” Charlie Chaplin
A partire da questa affermazione di C. Chaplin, il mio lavoro di terapista della neuro riabilitazione rappresenta una vera e propria immersione nelle problematiche e nelle difficoltà umane, nella malattia e quindi nel dolore e nella sofferenza. Pur non immaginando minimamente che in futuro sarei diventata counselor, per me il lavoro era già un “saper essere in relazione con”, un saper ascoltare e comprendere l’altro. Dal mondo “scientifico” i miei studi si sono spostati in ambito filosofico- teologico, e questo ha aggiunto “un tassello” in più sia per la mia formazione, che per la mia crescita personale, ma soprattutto mi hanno consentito di comprendere sempre di più l’essere umano.