venerdì 16 novembre 2018
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Compiti in classe? Niente paura, ora li corregge un altro prof

foto articolo correzioni trasversali

Il Liceo Classico Berchet di Milano. Fonte: corriere.it

La scuola sta cambiando si sa, non solo a livello istituzionale ma anche nelle proprie leggi e regole basilari. A subire una fase di rivoluzione nell’ambito scolastico questa volta è il metodo di valutazione: al liceo classico Berchet di Milano è partita una sperimentazione che consiste nella “correzione trasversale”, in poche parole i compiti in classe saranno corretti da docenti di altre sezioni. L’esperimento approvato ed avviato in questi giorni, è stato ideato dal preside dello stesso liceo milanese, Innocente Pessin,  allo scopo di seppellire, una volta per tutte, le polemiche che vedono protagonisti alcuni insegnanti accusati di utilizzare voti troppo bassi e di non effettuare valutazioni imparziali:

Due o più volte nel quadrimestre la correzione di verifiche e traduzioni viene svolta da insegnanti di altre classi. Lo stiamo già sperimentando nel triennio, i professori di alcune materie hanno aderito. Sarà più dura al ginnasio. Il dibattito è aperto dall’inizio dell’anno. E spero non si fermi nel nostro liceo. Di valutazione patologica soffrono tanti licei.

Si tratta, quindi, di una riforma volta a garantire una maggiore oggettività del professore nella delicata fase di valutazione delle prove scritte. Il responsabile del liceo classico in questione, in passato, ha già tentato di rivoluzionare il sistema scolastico con la proposta di abolire i voti troppo bassi, spesso umilianti per gli adolescenti, senza però mai raggiungere l’appoggio dei professori. Ma con le sue “correzioni trasversali” l’uomo mostra di essere fortemente intenzionato alla concretizzazione della giustizia scolastica.

Tuttavia questo non è l’unico fine: con tale progetto si vogliono evitare anche malintesi di ogni genere e le sistematiche diatribe dei genitori che, all’incontro con i professori, deplorano intolleranze e manie di persecuzione contro i propri figli. Inoltre per gli studenti, l’iniziativa rappresenta un’ottima occasione per dimostrare il proprio valore senza remore o timori, sapendo di essere valutati da una persona che non li conosce e che non si lascerà condizionare da giudizi di tipo personale. Chiare le parole di Pessina riguardo all’ ”equità valutativa”:

Uno stop a certi insegnanti sadici, a chi usa il voto come un manganello. Una garanzia anche al contrario. C’è il problema di genitori che non accettano gli insuccessi dei figli. La valutazione sarà più oggettiva – aggiungendo – insisto sulle griglie condivise. Se nella versione di latino o greco decidiamo che si toglierà un punto per ogni errore questo deve valere in tutta la scuola

Il preside, inoltre, mostrando un fascicolo relativo ad uno studio sull’andamento dei voti scolastici negli ultimi quattro anni al Berchet, dichiara:

Grazie al registro elettronico ho documentato quello che succede. Stessa materia insegnata da professori diversi, in una sezione voti molto bassi, nell’altra alti. Possibile? Un insegnante mi ha detto: “Lei offende la mia dignità professionale”. Ecco perché cerco soluzioni diverse. E vado avanti, vedo troppo ingiustizie, troppi studenti feriti, in un’età delicata. Mi hanno accusato di buonismo. Mi hanno dato del sessantottino. Ma sbagliano. Andare sotto il 4 non serve – continua poi rivolgendosi al Trentino, il suo modello – Lì i voti bassi sono stati aboliti, eppure nei test nazionali gli studenti hanno valutazioni ottime. Spero che ci arriveremo anche noi. Nella scuola serve serietà non severità

Come ogni cambiamento, anche questa novità ha suscitato diverse dispute soprattutto tra i docenti devoti al metodo tradizionale. Infatti, per l’ideatore della sperimentazione, questo nuovo regolamento mette alla prova anche gli stessi professori: “Qualcuno si sentirà delegittimato? Certo, questo sistema indirettamente è anche una valutazione degli insegnanti, altro traguardo da raggiungere”.

Francesco Dell’Oro, ufficio di orientamento scolastico del Comune di Milano, appoggia totalmente, l’operato di Pessina e asserisce che “I due e i tre dovrebbe vietarli il ministero. Giudizi terribili che feriscono le persone, e sono adolescenti. In un anno abbiamo ricevuto 584 richieste di aiuto da ragazzi delle scuole superiori. Encomiabile il tentativo del preside del Berchet di portare il buon. I dirigenti scolastici sanno bene che per tanti insegnanti straordinari ne hanno altri che sono nel posto sbagliato. Giusto intervenire”.

Infine, nel piano si colloca anche l’introduzione nelle scuole di test e verifiche a domanda multipla che prevedono un’unica risposta corretta e non più  la possibilità di spiegare o motivare una molteplicità di opzioni.

Certamente la “correzione trasversale” non rappresenta una strategia di delegittimazione del docente ma un modo per ottimizzare la qualità stessa dell’istruzione in tutte le sue componenti. Bisogna però fare attenzione a non rischiare di perdere di vista il significato fondamentale della scuola come ambiente di formazione e crescita di ogni persona.

 

Bruna Di Matteo