giovedì 15 novembre 2018
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Cassa integrazione: la voce dei lavoratori di Alitalia-CAI – GUARDA VIDEO


Immagine-a1 Un problema tutto italiano che ammazza non solo i cittadini e le loro famiglie  ma anche tutti i giovani che hanno sogni ed aspettative per il futuro. Sogni ed aspettive che di certo vengono svuotati di significato nel momento in cui anche i dipendenti di aziende importanti e storiche cadono nell’incubo della precarietà, della cassa integrazione e della disoccupazione.

Tra le numerose aziende dal passato glorioso e dal presente incerto c’è Alitalia-CAI. Prima della sua creazione, quando aveva ancora il nome Alitalia S.p.A., la situazione lavorativa era estremamente diversa da quella attuale: 650 unità lavorative per Atitech, 70 unità per Alitalia Airport e 70 per Alitalia  – c/o Centro Direzionale. Purtroppo nel  gennaio 2009, anno in cui è nata proprio Alitalia-CAI, l’azienda ha preso una piega completamente diversa ed inaspettata.

Atitech è uscita dal gruppo ed è stata acquisita da Gianni Lettieri, Alitalia Airport è stata ceduta alla società Gh Handling, mantendendo solo una fetta del suo organico, ed ha lasciato i non assunti alla CIGS speciale che prevedeva un periodo di quattro anni più tre di mobilità.  Alitalia – Apt Capodichino ha assorbito un nuovo gruppo di supervisione e 7 unità lavorative dirette dalla Ground Operation, mentre i dipendenti di Alitalia – Centro Direzionale sono stati assunti in CAI a tempo indeterminato con il 50% degli assunti di Napoli, mentre per la parte restante è stata prevista la cassa integrazione (quattro anni più tre di mobilità).

Tali dinamiche hanno portato estreme difficoltà per i lavoratori di Alitalia-CAI che si sono visti cassintegrati e con pochissime possibilità di risoluzione del disagio lavorativo.

Nel 2010 Alitalia-CAI ha spostato le sue funzioni amministrative nella Capitale. L’inattesta manovra ha costretto i dipendenti impossibilitati al trasferimento a scegliere la cassa integrazione, ad eccezione di due lavoratrici che sono state invece confermate a Napoli con funzioni commerciali grazie alla legge 104 (che prevede l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate o anche chi vive con questi).

Ma le diavventure non sono finite qui. Nel 2011 si è ripresentata la medesima situazione in quanto sono stati dirottati a Roma anche gli operatori delle funzioni commerciali costringendo, quindi, alla cassa integrazione anche le due operatrici che usufruivano della legge 104.

Oggi la situazione è questa: 70 unità lavorative di Napoli, con un età compresa tra i 40 e i 50 anni e con una maturità contributiva tra i 25 e i 30 anni, chiedono di essere subito reintegrate.

Attese su attese, speranze ed aspettative oramai ridotte all’osso…fatto sta che i dipendenti Alitalia ad oggi si sentono calpestati e presi in giro: “CAI Alitalia ha disatteso gli accordi mettendo CIGS lavoratori e lavoratrici con età compresa tra i 35 ed i 50 anni ben lontani dall’età pensionabile e difficilmente riallocabili nel mercato del lavoro. CAI Alitalia per costringere i lavoratori, loro malgrado, ad entrare in CIGS ha usato lo “spauracchio” del trasferimento a Roma, un mero ricatto” – hanno denunciato ai nostri microfoni i lavoratori che si sono appellati al Governo affinchè vengano mantenute le promesse fatte restituendo a tutti il sacrosanto diritto al lavoro. 

 

 

 

 

Vincenzo Nigri