martedì 20 novembre 2018
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Scoppia la bufera della carne infetta in 78 provincie d’Italia

E’ allarme sulla carne infetta in Italia.
L’indagine, denominata “Lio”e condotta dal Nas di Perugia, relativa all’illecita commercializzazione di bovini infetti, ha portato all’esecuzione di 78 decreti di perquisizione e sequestro in diverse province, tra cui: Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L’Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo.
I bovini infetti erano contrassegnati con marchi auricolari contraffatti e spacciati falsamente per esemplari di razza pregiata.
In totale sono stati effettuati sequestri per 4 milioni di euro, 65 indagati e sigilli a 4 aziende agricole.
La prima fase dell’indagine, che è in corso dal 2011, ha fatto riscontrare carni infette da tubercolosi o brucellosi o blue tongue, trasmissibili all’uomo ma “abbattibili” tramite la cottura della carne. Nella seconda fase delle indagini invece sono stati trovati coinvolti 56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari delle Asl del Centro-Sud (Perugia, Arezzo, L’Aquila, Foggia, Potenza e Matera), che falsificavano i passaporti e marchi auricolari per mettere sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti. La contraffazione più evidente si è riscontrata con dei meticci fatti risultare chianina. In molti casi gli animali provenivano da Sardegna, Puglia, Lazio e Basilicata, ma venivano certificati come nati in Toscana o Umbria.