venerdì 16 novembre 2018
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Carcere di Poggioreale: i poliziotti dicono “Basta”

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Il carcere di Poggioreale. Foto: eolopress.it

La situazione del carcere di Poggioreale, a Napoli, è arrivata al limite. Nella tarda mattinata di oggi, circa 30 agenti di Polizia Penitenziaria, appartenenti al Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), si sono incatenati davanti alle mura del carcere per far sentire la loro voce contro la carenza di personale ed il sovraffollamento, ormai da troppo tempo vigenti nella casa circondariale. E dietro le forche e lo striscione rivolto al presidente Giorgio Napolitano “Il Sappe si appella al Capo dello Stato più rispetto per la polizia penitenziaria”, i poliziotti hanno denunciato la mancanza di agenti penitenziari in Campania (almeno 200) e la loro conseguente difficoltà nello svolgere il proprio dovere. Infatti, la carenza di organico conta circa 10mila unità in meno rispetto al 2001 e le guardie sono così costrette al lavorare 8-9 ore al giorno, rispetto alle 6 previste, con straordinari puntualmente non retribuiti, che hanno costretto i dipendenti ad emanare diversi ricorsi al Tar. La loro, è una protesta che si scaglia, nello specifico, contro il capo del dipartimento di amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino per una gestione fallimentare del corpo di polizia penitenziaria. A tal proposito, ha spiegato il segretario generale del sindacato, Donato Capece:

Protestiamo contro la disattenzione della politica e lo facciamo davanti a un carcere simbolo, il più sovraffollato d’Europa con 2.900 detenuti e solo 600 poliziotti, una vera polveriera. Gli agenti sono stremati, con abnegazione svolgono il servizio ma dicono basta. C’è bisogno di misure alternative e di una rivisitazione del sistema penitenziario con riforme strutturali, senza pannicelli caldi come l’indulto e l’amnistia ma un sistema sanzionatorio diverso. Seguiremo alla lettera tutti i protocolli con grande fiscalità, in modo da rallentare servizi come il trasporto dei detenuti in tribunale o le visite dei parenti. Ci spiace per loro che ne subiranno le conseguenze ma vogliamo risposte

In caso contrario, i protestanti hanno minacciato uno sciopero bianco.

E non è finita qui. Infatti anche i detenuti sono in balia di disagi e disservizi: la carceri stanno per “scoppiare”. Gli ospiti di Poggioreale sono costretti ad essere stipati come sardine in carceri la cui popolazione è per il 40% di detenuti in attesa di giudizio. E’ una vergogna condannata più volte dalla corte di giustizia di Strasburgo, ma non si muove nulla, come ha dichiarato Capece. Una protesta giusta, appoggiata anche dai parenti dei detenuti e dal parlamentare del Pdl Paolo Russo che si è recato a Poggioreale. La tematica è oltremodo scottante: da un lato ci sono i reclusi che godono di un’attenzione sempre più ridotta. Nonostante siano criminali, si tratta pur sempre di essere umani ed in quanto tali meritano la tutela di diritti che garantiscano loro la dignità di essere uomini.
Lo scopo della detenzione consiste nel recuperare i soggetti in modo da approcciarli alla civiltà ed all’onestà….ma come redimersi ad esseri civili quando le stesse istituzioni non sono civili? Quando i carcerati sono costretti a vivere come animali? Dall’altro lato quindi, esiste un sistema che non funziona. Un sistema che è carente a monte. Un sistema che oltre a condannare i criminali, punisce in primis gli stessi Poliziotti obbligandoli a lavorare come automi e non retribuendoli in modo appropriato anzi, esaurendo così tutte le loro energie. Dinanzi a questo “bel quadro” è impossibile aspettarsi un’amministrazione penitenziaria  funzionale che protegga i cittadini o che possa restituire alla società delle persone rinnovate. Così facendo gli agenti, i detenuti e le rispettive famiglie risulteranno esclusivamente “incattiviti” e più arrabbiati. Il futuro in mano a crescenti esasperati, come si sa, non promette nulla di buono.

 

Bruna Di Matteo