venerdì 16 novembre 2018
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Calcio, razzismo: processo ai tifosi del Pro Patria

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Il calcio contro il razzismo. Foto: ilgiorno.it

I tifosi del Pro Patria accusati delle offese razziste durante la gara amichevole con il Milan dello scorso gennaio 2013, interrotta poco dopo che i rossoneri sono usciti dal campo, non hanno mai avuto atteggiamenti discriminatori nei confronti delle persone di colore. Queste sono le affermazioni sostenute dai testimoni riuniti dalla difesa dei sei supporters, ascoltati oggi nel corso del processo a Busto Arsizio (Varese). Sottoposti ad interrogatorio in Aula dai legali, dal pm Mirko Monti e dal giudice Toni Adet Novik, sono stati i genitori, il fratello e gli amici di alcuni dei tifosi, un parroco, un professore di educazione fisica ed un compagno di squadra, di colore, di Riccardo Grittini, ex assessore allo Sport del Comune di Corbetta (Milano), accusato come gli altri incriminati di ingiurie aggravate dai motivi razziali.

Tutti i presenti hanno descritto i giovani imputati come ragazzi che non hanno mai fatto parte di ambienti estremisti o razzisti. Come spiegato dal collega di squadra di Grittini: “Non ho mai sentito Riccardo insultare giocatori di colore o avere atteggiamenti discriminatori”, mentre l’allenatore di una squadra giovanile con la quale collabora uno degli incolpati, ha aggiunto: “Lorenzo Antonello è una delle persone più buone che conosco dopo l’episodio mi ha assicurato che lui non è responsabile, e che c’erano stati dei cori solo contro la ragazza di Boateng”. Una vicenda da approfondire, in quanto i cori ingiuriosi ci sono stati e si sono uditi chiari e forti. Una vergogna del genere non può passare senza le adeguate punizioni. Si spera che quanto prima vengano accertate le responsabilità di tali atti, in nome dell’Italia ed in nome del calcio e dello sport, i cui principi sono stati, senza dubbio, offesi e profanati da episodi di tale gravità e soprattutto di tale ignoranza.

 

Bruna Di Matteo