venerdì 16 novembre 2018
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Bimbo soffocato da mozzarella, quello che si deve sapere

bambino alla mensa

Un bambino alla mensa scolastica. Foto: bladibella.com

Un maledettissimo pomeriggio. Il tempo, ieri, si è fermato alla scuola dell’ Infanzia “Minucci” di via Bernardo Cavallino nel quartiere Vomero, a Napoli. Il piccolo Patrizio Castiglia, 4 anni, è morto durante l’orario di refezione,  soffocato da un boccone di mozzarella. A nulla è servita la disperata corsa al vicino ospedale  Cardarelli. Una corsa spedita, veloce, fatta con l’auto di un pizzaiolo che ha il suo esercizio proprio nelle vicinanze dell’istituto. Attirato dalle urla del maestre, non ha perso tempo, sangue freddo, senz’altro, ed insieme ad alcune insegnanti ha immediatamente accompagnato il bimbo al pronto soccorso. Ma purtroppo, non c’è stato nulla da fare, all’ arrivo il piccolo era già esanime.

Vicenda brutta, triste, che ci lascia sgomenti. A chi dare la colpa dell’accaduto? Chi sono i responsabili? Ce ne sono?

Quel capanello di mamme, accorse dopo aver saputo dell’accaduto, fuori la scuola se l’è chiesto a lungo tra abbracci, pianti ed urla strazianti. Nel frattempo, le prime indagini condotte dalla Polizia parlano chiaro: da escludere la responsabilità penale nel decesso del piccolo Patrizio.

Ma noi siamo arrabbiati, i cittadini si sentono arrabbiati. Lo siamo come tutte quelle madri che ogni giorno accompagnano i propri figli a scuola con la consapevolezza che mai nulla potrà accadere loro.

Il problema che dovrebbe essere posto all’ attenzione, non sta nell’ operato delle insegnanti ma in quello che avrebbero potuto fare se avessero conosciuto esattamente le manovre di primo intervento. Forse, apprendendole ed eseguendole con criterio, questa triste storia poteva trasformarsi solo in un gran spavento da pericolo scampato. Dunque la questione è a monte, nella prevenzione che troppo spesso non viene fatta.

Non tutti sanno che il Decreto Legislativo n.81 del 9 aprile 2008,  stabilisce le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sia per enti privati che statali. Tale normativa obbliga, in pratica, per legge sia i datori di lavoro che i lavoratori dipendenti all’ assunzione di determinati ruoli e responsabilità. In particolare,  tra i dipendenti devono essere indicati dal datore di lavoro tre responsabili. Il primo è l’Rls, Rappresentante dei sindacato dei lavoratori.

Quello su cui noi vogliamo porre l’attenzione, però, si riferisce alla nomina delle altre due figure, ovvero l’AE, l’Addetto all’Emergenza, e l’APS, l’Addetto al Primo Soccorso. Secondo il Decreto legge, chi detiene tale mansione ha l’obbligo imprescindibile di essere in possesso dei requisiti  ottenuti dopo aver partecipato a specifici corsi di formazione organizzati ad hoc (corsi sulle emergenze ed il primo soccorso) e quindi di un attestato che viene poi rilasciato.

Ma c’è dell’altro. Perché se da un lato esiste da parte degli enti pubblici questa poca cultura sulla prevenzione e gli obblighi di legge, dall’ altro non possiamo fare a meno di notare un paradosso di fondo. All’ interno dello stesso corso di formazione la legge ha omesso un passaggio importante. La normativa vigente non ha, infatti, esplicitato manovre di sicurezza in caso di “occlusione” ovvero di soffocamento. Sono previste molte manovre, come la respirazione bocca a bocca, il massaggio cardiaco ma, nello specifico, non troviamo nulla (almeno per quel che concerne le procedure elencate dalla normativa) che si riferisca ai casi di occlusione.

Forse, a ben vedere, qualche omissione a monte è stata fatta. Dall’ Istituto? Dal Decreto? Poco conta. Ogni scuola, per legge, dovrebbe avere sempre un Addetto al Primo Soccorso, capace di eseguire le manovre esatte, corrette, al momento giusto e per tutti i casi che si possono presentare. Dal canto suo, la legge dovrebbe garantire la sicurezza per tutti gli incidenti e i possibili casi di pericolo.

 

Paola Di Matteo