sabato 17 novembre 2018
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Bevi Napoli in bottiglia. Allarmismo o moda?

Napoli - la vendita dell'acqua in bottiglia aumenta al 60%

Napoli – la vendita dell’acqua in bottiglia aumenta al 60%

Dopo la copertina – purtroppo – famosissima e non poco denigratoria de L’Espresso che titolava “Bevi Napoli e poi muori”, sembra non bastare la risposta del sindaco De Magistris a fermare l’allarmismo. Il primo cittadino di Napoli, dopo aver provato a fermare la stampa del settimanale sta procedendo per vie legali, con la richiesta di risarcimento di un miliardo di danni per la copertina dedicata agli effetti delle discariche tossiche sulla salute dei cittadini campani. Uno degli effetti del “rumore” fatto dalla rivista è sicuramente la crescita esponenziale nelle ultime settimane della vendita dell’acqua confezionata in bottiglia. Mini market, alimentari e supermercati della grande distribuzione a Napoli parlano di un “assalto alla bottiglia” : in un alimentari al centro storico si parla di 450 confezioni al giorno smaltite, contro le 200 medie che contava l’esercizio. L’aumento della vendita in molti quartieri di Napoli è comunque del 60%, una cifra davvero allucinante se va sommata anche all’aumento della vendita dei prodotti di ortofrutta confezionati, preferiti a quelli provenienti dal territorio. Un mercato alimentare in ginocchio al quale, grazie a l’Espresso si va a unire il problema dell’acqua. L’aumento dell’acqua confezionata, però, non risulta uguale in tutti i quartieri, infatti, al Vomero e nei quartieri adiacenti la Zona Ospedaliera, la percentuale è del 40%. Tutto ciò fa comunque sorgere un dubbio: ma è tutto vero? O le persone, per una giusta causa, stanno dando vita a un passaparola spropositato anche rispetto alla questione acqua? 

L’agenzia comunale Abc (Acqua bene comune ) dopo il tam tam mediatico ha “rassicurato tutti gli utenti” spiegando che l’acqua di Napoli rispetta “i parametri di potabilità previsti dalle leggi vigenti”, dimostrando che nel dossier dell’Us Navy pubblicato da “l’Espresso” – fondato su ricerche costate 30 milioni di dollari – sono esaminati anche i risultati dei controlli sulla rete idrica dei tecnici dell’Arin (l’azienda comunale napoletana dell’acqua), che vengono ritenuti per metodologia e tecniche della campionatura non comparabili agli standard statunitensi. 
La regione Campania nel nuovo sito sperimentale Noi X la terra dei Fuochi continua a pubblicare dati di analisi per riuscire a dare ai cittadini le informazioni più precise possibili sulle questioni alimentari sollevate dal problema dei rifiuti tossici e dai roghi nella Terra dei Fuochi.  Le analisi riguardanti l’acqua – aggiornate al marzo 2013 – dimostrerebbero che su 643 casi effettuati nelle province di Napoli, Benevento, Caserta, Avellino e Salerno soltanto 11 risultano non conformi agli standard richiesti. Pretendere la trasparenza alimentare è un diritto dei cittadini e informarsi, però, è un loro dovere per combattere allarmismi  – forse – eccessivi e dannosi alla nostra terra.

Rossella Pardi