lunedì 19 novembre 2018
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Bendtner si vendica e l’Italia si scopre vulnerabile

Foto : Grr.rai.it

Non gira l’Italia di Cesare Prandelli che nel pareggio all’ultimo respiro con la Danimarca a Copenaghen, ha dimostrato che l’unica vera grande qualità degli azzurri  e, soprattutto, del suo CT stia nel fattore C; visti i clamorosi legni colpiti da Eriksen su punizione e di Bjelland sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ai quali si aggiunge la fortunosa rete di Aquilani a tempo ormai scaduto. Pertanto all’Italia spetta interrogarsi sulle effettive possibilità di poter giocare un Mondiale quantomeno dignitoso dato che questa squadra, sebbene negli elementi a disposizione abbia tutte le carte in regola per poter arrivare tra le prime 4 al mondo,  risente negativamente dei troppi dubbi di Cesare Prandelli, il quale non è ancora riuscito a dare un’identità precisa di gioco a questa nazionale.
Difatti il tecnico bresciano, avrebbe preferito utilizzare il 4-3-2-1 al posto del 3-5-2 ma quest’ultimo pare si adatti meglio alle caratteristiche dei giocatori a disposizione; così Prandelli si è convinto, sbagliando, ad accantonare la sua idea iniziale, salvo poi proporre un’alternanza tra questi due schemi a seconda dell’avversario da affrontare.  Tuttavia il 3-5-2 è uno schema troppo rinunciatario per un nazionale che per tradizione dovrebbe sempre ambire al massimo risultato. Perché è vero che l’Italia ha costruito i suoi successi attraverso la fase difensiva e l’acume tattico ma è altrettanto vero che nella sua storia gli azzurri non si sono mai schierati con una difesa a 3.
A questo punto Prandelli dovrebbe prendere in seria considerazione, dato che al Mondiale non manca molto, l’ipotesi di tornare al 4-3-2-1 e di utilizzarlo costantemente, cercando di migliorare i problemi in difesa e di dare fiducia a El Shaarawy, Insigne, Giuseppe Rossi e Cerci, giocatori che possono fare la differenza anche ad altissimi livelli piuttosto che continuare a schierare i vari Giaccherini e Candreva,  giocatori di grande sacrificio e corsa ma tecnicamente modesti. D’altronde è bene ricordare al buon Cesare che la squadra da lui allenata è  l’Italia e non il Kazakistan.

 

Luigi Testa