domenica 18 novembre 2018
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L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie e le sue conseguenze

Matteo Renzi a  Torino,14 settembre 2013. ANSA/ANTONINO DI MARCOCome ormai noto, il Governo Renzi, ha deciso di aumentare la tassazione delle rendite finanziarie. Dal 1° luglio 2014, il prelievo a favore dello Stato sarà del 26%, sulle plusvalenze maturate, sugli investimenti finanziari, ad eccezione dei Titoli di Stato che conservano la tassazione al 12,50%.
Si è detto che con tale manovra, ci si avvicinava alla tassazione media europea, può darsi, quello che però è sicuro, è che ormai nel mirino dei vari Premier e dei vari Governi, ci sarà sempre e solo il patrimonio finanziario degli italiani. Il lavoro è enormemente tassato e la disoccupazione è ai massimi, i servizi sono tra i più cari d’Europa, grazie ad una politica folle (energia, gas, telefonia), gli immobili sono ormai un limone da spremere ed il settore immobiliare è ovviamente in crisi, per non parlare delle auto o moto che sono tassate con varie forme di balzello quali accise sulla benzina, costi alle stelle delle polizze assicurative, nonché la famosa tassa di possesso, ecco che resta da tassare e da distruggere l’ultima cosa, il Risparmio degli italiani.

In linea teorica, è anche giusto aumentare la tassazione ed equipararla a quella ad esempio che si paga sul lavoro. Si può difatti pensare, che una persona che lavora paga il 30% di tasse sul proprio stipendio e quindi una persona che vive di rendita non è giusto che paghi di meno, senza tra l’altro lavorare neppure. Il ragionamento, non fa una grinza, ma personalmente, di persone che vivono di rendita ne conosco pochissime e sono dei privilegiati, mentre so per certo che i risparmi della stragrande maggioranza degli italiani, sono frutto del lavoro onesto e dunque, già tassato inizialmente. Per me, con questa manovra è come se il lavoro venisse doppiamente tassato, prima sulla busta paga, pensione o aliquota irpef, poi sul rimanente come tassa aggiunta.
Inoltre, non va dimenticata l’imposta patrimoniale del Governo Monti, per una’aliquota dello 0,2% su tutto il patrimonio finanziario, su tutto il risparmio degli italiani, e non sulle plusvalenze realizzate. Ma in definitiva, quanto viene tassato il nostro risparmio? e quanto ci rende mediamente?

 

Esempio: 100 mila euro investiti in obbligazioni della propria banca ad un tasso del 1% lordo, vengono tassati in questa maniera : 200€ come patrimoniale fissa e 260€ come tassa sulle plusvalenze, in sintesi si pagheranno, su 1000€ di rendimento 460€ escludendo tutti i costi della banca…….il 46%!
Gli stessi 100 mila euro li investiamo adesso al 3% lordo : si pagheranno sempre 200€ come patrimoniale fissa, oltre 780€ sulle plusvalenze, in sintesi su un rendimento di 3000€ se ne pagheranno 980€, sempre escludendo tutti i costi della banca…..il 32,6%!
Investiamoli al 10%( ipotesi non realistica ), ci renderanno 10 mila euro lordi, su cui si pagheranno sempre 200 euro fissi, oltre ai 2600€ sulle plusvalenze totale 2800€ che equivalgono al  ……28% !
Una semplice constatazione: la tassazione reale, definitiva sugli investimenti finanziari, dipende dal rendimento degli stessi. Non vorrei che il segnale fosse quello di aumentare inconsapevolmente la propensione al rischio degli italiani, per spingerli a pagare meno tasse, sull’illusione di un rendimento non certo ed aleatorio, o quello di spingerli ad acquistare nuovamente titoli di Stato, soggetti ad una tassazione di favore.

Massimiliano Notaro