sabato 17 novembre 2018
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La tragedia di Boston: Ritorna il terrore. Sicurezza adeguata?

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Attentato a Boston. Foto: giornalettismo.com

Stamattina l’Italia si è svegliata con una terribile notizia proveniente dagli Stati Uniti e che ha riportato le menti all’11 settembre 2011, il giorno dello spaventoso attentato alle Torri Gemelle. La notizia ha lasciato tutti attoniti davanti alle tv: sangue sulla maratona di Boston e forse l’ombra di al Qaida. Due bombe hanno provocato morti e feriti, alcuni gravi, al traguardo della gara in pieno centro della città. La maratona di Boston è la gara del genere più antica al mondo: si corre dal 1897 nel Patriots’ Day, il terzo lunedì di aprile, ed è una delle sei World Marathon Majors, a cui partecipano appassionati o corridori professionisti di ogni parte del mondo. L’evento attira in media 20 mila atleti e 500 mila spettatori e richiede alcuni tempi di qualificazione per poter partecipare. Una seconda esplosione alla Kennedy Library non ha provocato vittime: secondo la polizia, non era collegata alle altre due, frutto di un attacco ”pianificato e ben coordinato”, anche se il presidente Barack Obama, rivolgendosi alla Nazione, non ha parlato esplicitamente di terrorismo.

”Non abbiamo ancora risposte ma troveremo i responsabili”, ha detto il presidente, mentre l’Fbi definiva l’attacco di Boston ”un attentato: “Non sappiamo però se di natura interna o internazionale”. Esperti del Site, il principale osservatorio sul terrorismo islamico, sospettano una matrice di al Qaida o del Ttp, la maggiore fazione dei Talebani pakistani. Una persona sarebbe stata fermata, forse di nazionalità saudita, anche se la notizia aspetta ancora conferma. Per ora il bilancio conta centinai di feriti e tre vittime, tra cui un bambino di 8 anni, dopo una prima smentita che ne riportava 12 e, mentre si teme che i numeri possano salire col passare delle ore. Pe ora la dinamica esatta delle esplosioni non risulta ancora chiara. Inoltre, informato dal capo dell’Fbi Robert Mueller e dal ministro dell’Interno Napolitano, prima di parlare alla Nazione Obama ha chiamato il sindaco Thomas Menino ed il governatore Deval Patrick mentre il suo vice Joe Biden ha invocato subito un possibile attentato facendo riferimento a sua volta alle ”bombe”. Nel mondo del post 11 settembre, per motivi precauzionali, a New York e Washington sono immediatamente scattate le misure di sicurezza intorno ai monumenti ed ai grandi alberghi, mentre, a Londra, Scotland Yard ha riesaminato le misure di sicurezza in vista della sua maratona di domenica.
A Boston le autorità hanno lanciato un appello alla cittadinanza: ”State calmi e state a casa’. Tra i maratoneti anche alcuni italiani,  rimasti illesi, che hanno raccontato ai cronisti la loro terribile esperienza: ”Dovevo partire con il secondo scaglione: se fosse successo sarei finita in mezzo”, ha detto Maria Vittoria Togni, bresciana che è una degli oltre 200 italiani iscritti alla gara,

Si sono uditi come due potenti tuoni, poi il fumo si è levato fitto davanti al palco degli arrivi e la gioia della gara si è trasformata in tragedia. Feriti tra i corridori, feriti tra il pubblico che si è alzato in preda al terrore in un fuggi fuggi convulso

Secondo la Fox, sarebbero almeno dieci i feriti ricoverati al Massachusetts General Hospital con arti amputati. Particolari raccapriccianti mentre venivano diffuse voci di altri possibili ordigni al Mandarin Hotel, un albergo cinque stelle nella zona di Back Bay. Le misure di sicurezza sono state intensificate su ogni fronte: chiusi i ponti, lo spazio aereo, una linea della metropolitana e sono stati bloccati i cellulari per timore di detonazioni azionate a distanza.

Anche l’aspetto sportivo dell’ attentato alla maratona porta i segni della paura, dello sgomento, dell’incredulità: ”Ho sentito un rumore enorme, la festa si è trasformata in terrore e non ho più pensato a finire la gara”. E’ la testimonianza a caldo di Paolo Rossi, 48enne di Pistoia, che ha visto prima il traguardo nella centralissima Copley Square e poi la morte passargli a fianco. ”Ma della corsa ovviamente non m’importa, sono ore che piango”, ha raccontato. Rossi fa parte di un gruppo di italiani accompagnati alla maratona dal preparatore atletico Fulvio Massini. Il 48enne ha poi continuato:

Eravamo una sessantina e per quel che risulta a me stiamo tutti bene. Quanto agli italiani arrivati a Boston con altre agenzie, non ho elementi per dire niente di certo. Di sicuro restano il terrore e la tristezza che ho provato: era vicinissimo il traguardo e questi assassini hanno trasformato una festa in una tragedia. E’ scoppiato il caos. Mia figlia, che aveva scavalcato una balaustra per correre al mio fianco gli ultimi metri, ha cominciato a piangere a dirotto, ci ha raggiunto di corsa mia moglie. Tra le lacrime, non riuscivamo nemmeno a parlare. Incredibile. I soccorsi sono scattati subito  e hanno isolato l’area dell’attentato. Così siamo tornati subito in albergo, dove ci troviamo ora, in attesa di notizie definitive su quello che è successo

Con lo scorrere del tempo è scattato l’allarme internazionale: decine di obiettivi sensibili statunitensi a Roma blindati e sorvegliati dagli uomini delle forze dell’ordine. I controlli si sono concentrati principalmente sugli aeroporti, sulle Università statunitensi oltre che sugli uffici delle ambasciate americane, del consolato e della residenza dell’ambasciatore. Il mondo è di nuovo sotto shock, le menti ripercorrono quel dannato 11 settembre, ora è ritornata la paura di muoversi, di spostarsi, di partecipare ad eventi che riuniscono gente. Proprio a Napoli, dove stamane si sono aperte le gare dell’America’s Cup è stato fatto brillare dalle forze dell’ordine un baule sospetto trovato nei pressi del teatro San Carlo, zona, questa, tra le più affollate della città. Per fortuna un falso allarme, ma le ispezioni e la sorveglianza nel villaggio delle regate sono state raddoppiate.

 La psicosi ormai è scoppiata dunque, non si è tranquilli, il terrore è tornato. Ma noi de Linkazzato.it, addolorati e sconcertati per la tragedia di Boston, non perdiamo la “lucidità” e ci chiediamo: come è possibile che sia successo di nuovo? I controlli, la sicurezza non c’erano? O non erano sufficienti? Dopo la tragedia di New York è concepibile che accadano ancora attentati di una tale gravità? Eppure si tratta di uno dei paesi più tecnologici e all’avanguardia della Terra….tra l’altro la maratona è uno degli eventi storici più seguiti e frequentati negli Stati Uniti. Poteva essere evitata questa nuova tragedia? O è stata abbassata troppo la guardia? Voi cosa ne pensate?

 

Bruna Di Matteo