lunedì 19 novembre 2018
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Catturato in Spagna il killer del gioielliere ucciso nel milanese

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Ivan Gallo, il rapinatore e assassino. Foto: tgcom24.mediaset.it

Dopo pochi giorni di ricerche, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, coordinati dalla Procura di Milano, hanno individuato ed arrestato l’assassino di Giovanni Veronesi, l’orefice 76enne ucciso nella sua gioielleria, in zona Brera, a Milano,  il 21 marzo scorso. Si tratta del 39enne Ivan Gallo, ex operaio disoccupato e incensurato, che nella gioielleria aveva compiuto alcuni lavori. L’uomo è stato rintracciato a Marbella, in Spagna, grazie alle immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza, alle testimonianze raccolte e alle informazioni fornite dai familiari che hanno descritto la vittima come una persona “accorta, che faceva entrare soltanto le persone conosciute”. Ad incastrare l’assassino è stato il telefonino di Veronesi, rimasto nel giaccone e portato via dallo stesso rapinatore assieme al bottino.  Quando la figlia dell’orefice, trovando la porta chiusa, ha composto il numero, il cellulare ha squillato e della chiamata è rimasta traccia nei tabulati. Fondamentali anche alcuni fotogrammi catturati dalle telecamere della zona.
Una volta identificato, non è stato difficile rintracciarlo all’estero: Gallo era in Spagna, dove era giunto scappando attraverso il confine con la Francia. Al momento della cattura, avvenuta in tarda serata, il rapinatore si trovava in un esercizio pubblico della zona ed aveva con sé parte del bottino e una cospicua somma di denaro in contante, non ha opposto resistenza né ha rilasciato dichiarazioni. Secondo gli inquirenti, che si trovavano a Marbella già da domenica, non è escluso che parte dei gioielli sottratti alla vittima siano stati già venduti. In base alle ricostruzioni degli investigatori Gallo, disoccupato, sfrattato e senza più un euro in tasca, ha deciso di compiere la rapina per far fronte alla profonda crisi economica in cui stava sprofondando. In queste ore l’uomo verrà sottoposto ad interrogatorio per l’estradizione.

 

Bruna Di Matteo