giovedì 29 Luglio 2021
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ANM: i dipendenti pagano per colpe di cui non sono responsabili

fonte foto: sangiorgiopress.it

fonte foto: sangiorgiopress.it

Violenze sugli autobus: baby gang aggrediscono conducenti, i pullman restano parcheggiati nei depositi in quanto non ci sono fondi per ripararli o per pagare le assicurazioni. Le donne scelgono di lasciare le aziende per paura; tutto questo accade alla ANM, azienda napoletana mobilità.

“La Repubblica riconosce a tutti il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. È molto chiaro quel che l’articolo 4 della Costituzione stabilisce, eppure, sembra essere un’utopia. I dipendenti dell’ANM, svolgono l’attività lavorativa esponendosi quotidianamente a rischi: i conducenti dei pullman subiscono aggressioni verbali e fisiche e a tutto questo bisogna aggiungere che per essi non c’è nessuna forma di salvaguardia.
Le corse sono scarsissime e la gente attende, per lassi di tempo interminabili, l’arrivo dei mezzi di trasporto  che talvolta restano fermi in deposito in quanto guasti o non assicurati, poiché le nuove  polizze costano mediamente oltre 25mila euro all’anno per singolo autobus e le riparazioni richiedono il costo minimo di circa 3 milioni di euro. Somme che ancora oggi non si è capito dove siano state disperse o investite. I dipendenti devono rapportarsi ad un pubblico sempre più aggressivo ed esasperato per il mal funzionamento del servizio: senza aria condizionata, bloccati nel traffico, ammassati come sardine, talvolta chiedono di scendere in fermate non previste.
Ma il peggio arriva quando baby gang salgono suoi pullman: sassi, laser negli occhi, martelli, bottiglie, pugni, sputi e minacce sono rivolti a chi conduce, mettendo a rischio l’incolumità di chiunque. E questo è accaduto sulla tratta Cavallegeri-Pianura, ma anche a Via Epomeo, Piazzale Tecchio, Piazza Garibaldi, Piazza Medaglie d’Oro e in altre zone della città. Sono chiaramente loro i capri espiatori, in quanto costretti a rapportarsi direttamente con il pubblico.
Non di secondaria importanza è la condizione della donna: nell’azienda da 200 dipendenti si è passati ad un totale di 50. La donna è sempre meno disposta ad esporsi ai rischi del mestiere. Gli addetti ai lavori chiedono di poter svolgere il proprio impiego dignitosamente e serenamente; un ovvio diritto, ad oggi non tutelato.

Francesca Saveria Cimmino

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