giovedì 15 novembre 2018
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Al Nuovo Teatro Sanità l’Avemmaria di Nigro

unnamedIl foyer del Nuovo Teatro Sanità, domenica 4 dicembre (ore 18.00) diventa ancora una volta palcoscenico della rassegna site specific, L’Altare di S. In scena, su uno degli altarini settecenteschi in dotazione al teatro di piazzetta San Vincenzo, Avemmaria, scritto da Emilio Nigro e interpretato da Fabrizio Pugliese, per la regia dello stesso Pugliese e di Fabrizio Saccomanno.
Lo spettacolo rappresenta il destino di un uomo del Sud stritolato, come la terra da cui proviene, dai poteri forti: Chiesa, Malavita, Stato. Sul palco, un solo personaggio e una statua della madonna, madre, come la terra del Sud da cui proviene il protagonista, teatro di queste realtà.
 
Note d’autore
Da questa parte del Sud, le storie hanno scenari predestinati. Nessuna possibilità di scelta. La strada, la malacompagnia, gli “amici”, il potere. Il protagonista non ha nome. Potrebbe essere chiunque. Potremmo essere noi, di questa parte del Sud.
Ha i nervi consumati, il linguaggio lo dice. Ha il corpo stritolato, come la sua terra dai poteri forti: Chiesa, Malavita, Stato. Uno stato rappresentato metaforicamente dalla famiglia, prima cellula di somministrazione degli ingabbiamenti sociali. Fili per marionette. Indottrinamenti dalle conseguenze irreversibili.
E le strade sono obbligate. Le uniche possibili. Con santi a cui votarsi e etichette in fronte.
La trasposizione sul palco perché ci si riconosca, osservando, nel proprio destino di uomini. Un destino, a certe latitudini, segnato. Per prendere coscienza, per liberarsi, emozionarsi. Perché bisogna sapere, per non incappare ancora.
Un solo personaggio, la sua storia, il suo destino. E una statua della madonna, la madre…
Nello scenario (in)visibile di una terra di Sud teatro di queste realtà.
Da una storia vera.
Programmazione:
domenica 4 dicembre, ore 18.00
Nuovo Teatro Sanità, piazzetta San Vincenzo, Rione Sanità – Napoli

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.