martedì 20 novembre 2018
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Acqua torbida e infezioni a Pescara: dove il cielo è azzurro

Photo by 'Il centro'

Photo by ‘Il centro’

Acque marine infette: scoppia il caso batteri a Pescara e in varie località della costa abruzzese come Alba Adriatica (TE) mentre ottengono la Bandiera Blu 2015, tra le altre: Tortoreto, Roseto degli abruzzi e Pineto in provincia di Teramo, Francavilla, Fossacesia, San Vito e Vasto per la provincia di Chieti. Il mare adriatico non è più quello di una volta. Acque sporche, infette e paludose, bambini contagiati da vari tipi di batteri, un caso di decesso di un sessantenne in località Giulianova (TE) colpito da legionella. La temperatura dell’acqua sale fino a circa 28° e questo, secondo gli esperti, vuol dire carenza assoluta di ossigeno; fattore che determina la morte della fauna acquifera. Galleggiano resti di pesci morti e scorie di ogni genere. Sguazzano assorbenti, carta da cucina, preservativi, mozziconi, residui di alimenti vari, schiuma degli scarichi domestici, ecc, favorendo così la proliferazione di batteri e varie infezioni. Anche la sabbia diventa un pericolo: si dovrà vietare l’utilizzo di sandali e ciabattine? A questo punto, meglio munirsi di stivaloni  e dopo sci. Tra gli ospiti indesiderati, come alcuni bagnati riferisconooltre alle “solite” alghe spuntano vermicelli, e addirittura la settimana scorsa si è parlato di un topo morto finito direttamente sulla riva. A questo punto è ovvio che il mare si stia trasformando in una fogna a cielo aperto, una specie di discarica abusiva legalizzata. Alcuni bagnanti preferiscono evitare del tutto il contatto con l’acqua. Altri, più ottimisti, non rinunciano al tradizionale bagno a mare ma con qualche precauzione in più. La situazione però è alquanto drammatica. I risultati delle analisi effettuate dopo i rilievi del 29 luglio in Via Balilla: il valore dei colibatteri è allarmante e supera di 4 volte il limite stabilito dalla legge. Questo significa che non si può entrare in contatto con l’acqua marina anche se ad oggi non esiste nessun divieto di balneazione in punti pericolosi per la salute, come in Via Balilla. I batteri individuati dai rilievi dello scorso 21 luglio sono escherichia coli (1.013 unità per cento millilitri d’acqua contro il limite da non superare di 500 unità) e enterococchi (enterococchi con 120 unità per cento millilitri d’acqua, il tetto massimo è di 200). Quelle del 23 luglio fanno registrare un abbassamento significativo, escherichia coli scende a 111 ed enterococco a 25. I rilievi del 29 luglio però presentano una situazione drammatica: escherichia coli giunge toccare le 2.005 unità, mentre l’enterococco arriva a 660, superando di tre volte il tetto massimo per la sicurezza dei bagnanti. Viene a questo punto da chiedersi: perché non fissare il divieto di balneazione? Fortunatamente altre aree analizzate – Montesilvano, Città Sant’Angelo e Francavilla – presentano un limite stabile che non supera il livello nazionale. Nessun pericolo di infezioni in queste zone, dunque. Resta una riflessione: come risolvere il problema? Tacere e fingere di non sapere, come è stato fatto finora, o cercare di porre un rimedio?

Ogni anno i giovani pescaresi e, quelli che abitano nei paesi limitrofi, confluiscono verso la costa per trascorrere l’estate in una delle località marine abruzzesi più amate: Pescara. E’ un must, un rito, un’abitudine insostituibile. Anche solo per una domenica, tutti al mare. Nei ricordi dell’adolescenza Pescara è un luogo di ritrovo e di rinascita dopo un lungo inverno. Almeno questo stando al passato. Purtroppo il mare adriatico, e la critica si estende anche alla riviera romagnola, non è più pulito. I più sensibili sono i bambini che trascorrono molte ore in acqua. Dalle spiagge arriva la denuncia delle mamme: a gastroenterite e salmonella, si aggiungono tigna, legionella e mononucleosi. In molti di loro hanno presentato bolle e escoriazioni diffuse lungo il corpo, febbre e mal di stomaco. Sui social ecco le dure critiche, c’è chi scrive: “Portate i vostri figli ad ammalarsi al mare, io con i miei resto a casa”.

Allora, può una città come Pescara lasciare che il mare diventi la sua croce, la sua condanna? L’abruzzo, conosciuto per le sue spiagge libere e pulite, per l’ospitalità e la giovialità dei suoi esercenti, per la genuinità dei prodotti tipici e la ricca proposta di eventi estivi, può sopportare un’altra usurpazione? No, non può permetterselo. Eppure pare sia pretenzioso da parte dei cittadini chiedere alle amministrazioni di gestire ed intervenire con serietà e per curare e tutelare le nostre spiagge, i fiumi, le strade e i terreni. Una città pulita è il frutto di un’attenzione più ampia che si dirada alle persone, al benessere collettivo e non riguarda esclusivamente i bagnanti o i proprietari di stabilimenti balneari. La Pescara descritta da Pier Paolo Pasolini esiste ancora? Ribelle e spontanea, trasparente e pulita, fresca e floreale, con quei bulbi rossi e accesi, piena di gente felice e in preda all’estasi di una notte estiva.

 

Giungo all’ora del tramonto, della grande, frenetica passeggiata prima di cena. Chiedo a un uomo anziano dov’è un albergo. Lui si fa in quattro, vuol salire sulla macchina, col figlio, per accompagnarmi. Mi dice subito: ‘Eh anche lei come tutti, vedrà! Quando uno viene una volta sulla spiaggia di Pescara, ci ritorna! Ecco, vede, adesso va fino in fondo a questa strada. Prima della rotonda c’è un’aiuola, dove è segnata con fiori la data di oggi’. E’ commosso, difronte a tanta grazia, a tanto lusso. Sì, infatti, ecco lì dei fiori rossi e viola a segnare la data di oggi, uno dei grandi giorni dell’estate, della città. (…)

 

La Pescara descritta da Pasolini nel lontano 1959 (“La lunga strada di sabbia”, Contrasto) esiste ancora, ma mi chiedo se a queste misere condizioni qualcuno vorrà tornare a mangiare quel pesce fresco, se gli spiaggianti affezionati si fideranno di più l’anno prossimo, di questo centro urbano che non tiene conto del suo punto di forza: il mare. E’ vero, Pescara possiede molte attrattive ma il gigante blu è come una riserva da proteggere, una perla da custodire. Pescara, quel blu forse non appartiene più al tuo mare, ma al cielo sì, stizzoso e imponente… Basta alzare gli occhi. E’ lì’ che si fa guardare, azzurro e fiero. Questo ancora non sono riusciti a imbrattarlo.

Donatella Conte

Studentessa di Lettere, aspirante scrittrice. Amo i libri, il cinema neorealista, Vittorio De Sica, odio le ipocrisie ed il qualunquismo. Chi sono? Una ragazza che per salvarsi sceglie di non andarsene ma di scrivere, perché la scrittura può smuovere menti ottuse e scoprire lascive bugie che la società ancora ci racconta. Citando Roberto Saviano: ”La scrittura è stata ed è medicina, piacere, casa, riconferma che esisto, ma anche straordinaria -forse unica per me- possibilità d'incontro, e non penso solo a libri e articoli ma anche a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare.” Scrivere per me è vivere, impossibile stare senza.