Chi vola con un bambino può contare su una serie di tutele ormai note alla maggior parte delle famiglie: lo zaino riservato al piccolo, il passeggino imbarcato senza costi aggiuntivi e altre attenzioni pensate per rendere il viaggio meno complicato. Tra queste, al centro di recenti decisioni istituzionali e comunitarie, c’è il posto a sedere accanto al genitore. Nei check-in anticipati delle compagnie low cost capita però che quel posto venga fatto pagare, insieme alla possibilità stessa di anticipare le operazioni. Una prassi che solleva due domande: se quel posto non debba essere garantito e, soprattutto, gratuito, e quali strumenti abbiano le famiglie per far valere i propri diritti.

Le risposte arrivano da uno specialista del settore: Marco Panichi, avvocato di Dirittodivolo. Sul primo punto il legale non lascia margini di dubbio. Una famiglia che viaggia con un bambino di tre anni ha diritto a sedere accanto al piccolo, e non si tratta di una conquista recente: «è un diritto che in Italia esiste già da tempo, non è una novità di quest’anno». L’ENAC ha infatti stabilito che tutte le compagnie aeree operanti nel Paese devono garantire il posto vicino, nella stessa classe e «senza alcun costo aggiuntivo», ai bambini tra i 2 e i 12 anni in viaggio con un genitore o un accompagnatore.

La norma prevede anche un margine per i casi in cui l’aereo non consenta di sistemare la famiglia su posti adiacenti. «Se proprio non è possibile sedersi fianco a fianco, la norma impone almeno la stessa fila, o al massimo una fila di distanza», chiarisce Panichi, ricordando che chi non si adegua rischia sanzioni.

Il nodo sta in ciò che le famiglie sperimentano al momento della prenotazione, quando per scegliere il posto accanto al figlio viene loro chiesto un supplemento. «Questo è esattamente il cortocircuito che segnalano i passeggeri, ed è comprensibile la loro irritazione», riconosce l’avvocato. A suo avviso, la spiegazione sta nel modo in cui le compagnie, specie le low cost, costruiscono la propria offerta. La “selezione del posto” viene venduta come servizio accessorio a pagamento, distinto, almeno sulla carta, dalla garanzia di vicinanza per i minori. «Nella pratica però, se non paghi, il sistema di prenotazione assegna spesso posti sparsi apposta per spingerti a pagare, e la famiglia scopre solo al check-in che rischia di ritrovarsi separata».

Per Panichi si tratta di un conflitto strutturale: «È una tensione tra una regola pensata a tutela del passeggero e un modello di business che monetizza proprio quella stessa esigenza». Il principio resta quello già fissato dalla normativa, mentre il punto debole è tecnico. I sistemi informatici di prenotazione, osserva, «non sono sempre costruiti per farlo valere in automatico».

Cosa fare, allora? La prima raccomandazione riguarda le prove. «Prima di tutto, conservare tutta la documentazione», indica il legale: schermate della prenotazione, ricevute, comunicazioni intercorse con la compagnia. Se al check-in il sistema non assegna posti vicini senza pagamento, la strada è quella del reclamo scritto al vettore. L’avvocato invita le famiglie a non accettare passivamente il supplemento, perché si tratta di «un costo che, per un minore in quella fascia d’età, la norma dice non dovrebbe esistere».

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