Un cast superbo, un impianto scenico evocativo, musiche e costumi firmati da riconosciuti talenti del nostro spettacolo e la regia di Sergio Rubini, fanno rivivere al Mercadante di Napoli, in prima nazionale, la storia di Eduardo, Titina e Peppino. Così i tre figli di padre ignoto, che del carrozzone Scarpetta erano l’ultima ruota, tornano a raccontare la propria storia, che li porterà a conquistare un successo prorompente rendendoli famosi ed acclamati in tutto il mondo.

La scena evocativa di Roberto Crea

Il sipario si apre su un impianto scenicoevocativo. Al centro una pedana alla quale fa da sfondo un’ampia veduta di Napoli col suo Vesuvio lontano, oltre il mare del golfo, come una grande guash che, fissata alla meglio, penzola dalla graticcia.
Sospesa da un lato la falda di un sipario, di qua e di là dal rialzo, la scena nuda è invasa da sedie, poltrone, tavoli e tavolini, un divano, un pianoforte, un armadio, un attaccapanni con appesi dei costumi, dal quale penzola una campanella. Il ciarpame si affastella insieme all’attrezzeria e agli elementi di arredo, senza un ordine, senza una disposizione o una destinazione definita, almeno in apparenza… Come diceva lo stesso Eduardo, nulla in teatro è casuale, ma studiato e organizzato!
In realtà quegli elementi che sembrano messi lì alla rinfusa, come quando si lavora all’allestimento di uno spettacolo in fieri, quel palco orfano di quinte, sono figli dell’indiscussa maestria dello scenografo Roberto Crea, che mescola sapientemente brandelli di vita e di teatro.

Rubini narratore

Sergio Rubini
(foto Dario Garofalo per gentile concessione di Saverio Ferragina)

Su un lato, la mezza imposta di una veneziana fa da sfondo ad un balconcino che sembra richiamare l’affaccio di “Questi fantasmi”. Seduto in dialogo col pubblico, Sergio Rubini, come parlasse col professore della commedia eduardiana, comincia a raccontarci la storia dei fratelli De Filippo.

Dopo averci introdotto nella vicenda, Rubini, che dello spettacolo firma regia e drammaturgia, scritta con Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, dismette i panni di narratore e veste, di volta in volta, quelli di tanti personaggi che si avvicendano per aiutarci a snocciolare la storia di tre figli di padre ignoto, che del carrozzone Scarpetta erano l’ultima ruota, ma che la vita avrebbe ripagato dei sacrifici, facendo esplodere per loro un successo incontrastato. Rubini rimane l’ottimo interprete che tutti conosciamo, pur con qualche sbavatura nella lingua napoletana, che stride nell’interpretazione di alcuni personaggi, tra i quali proprio Eduardo Scarpetta.

Gli eccellenti interpreti

Tutti di grande talento gli interpreti della messinscena, alcuni dei quali, come Simone Borrelli ed Emanuela Saccardi, ricoprono con disinvoltura più ruoli, riuscendo a caratterizzarli in maniera convincente.

La compagnia

Susy del Giudice misurata e toccante Luisa De Filippo

Impeccabile, misurata e toccante la Luisa De Filippo di Susy del Giudice, checonferma la sua rigorosa professionalità. Così come aveva fatto nella versione cinetelevisiva, la bellissima e bravissima attrice dipinge con chiaroscuri, leggeri quanto incisivi, il complesso personaggio di madre premurosa e attenta, che col suo fare pacato ma severo riesce ad imporre ai figli non solo delle regole di vita, ma il senso di un’unità familiare che li vedrà tagliare i meritati e riconosciuti traguardi che la vita sembrava voler negare loro sempre (… o quasi) insieme.

Susy del Giudice nei pannni di Luisa De Filippo

L’accattivante talento di Marianna Fontana

Marianna Fontana

Marianna Fontana, giovane volto noto del nostro cinema, balzata agli occhi di pubblico e critica fin dai suoi esordi, candidata e vincitrice di premi prestigiosi, vede confermata la sua efficacia interpretativa. Eccellente attrice, ottima cantate, mette le sue capacità al servizio dello spettacolo, dando vita ad una serie di personaggi, a partire dalla timida ragazza che diventerà poi risoluta consorte di Peppino De Filippo e madre del piccolo Luigi.
Grazie alla sua abile versatilità quando interpreta ruoli diversi, a volte forse troppo prossimi l’uno all’altro, riesce a dar vita a figure completamente differenti, distanti per vocalità, movenze e carattere, tanto da farci dubitare che si tratti della stessa attrice. Insomma l’attrice dà senza dubbio allo spettacolo un valore aggiunto e conferma il suo un indiscusso talento.

Tre sorprendenti attori interpretano i De Filippo

Ad interpretare i tre fratelli De Filippo tre giovani davvero sorprendenti.
A cominciare da Francesco Del Gaudio, che veste magnificamente i panni del giovane Eduardo. Preciso e misurato, dà vita ad un personaggio del quale sembra aver colto l’animo, e lo interpreta con la disinvoltura e la padronanza scenica di un attore navigato nonostante i suoi 27 anni.
Antonio Orefice, sebbene sia alla sua prima prova nel teatro di prosa, ha avuto infatti quasi esclusivamente esperienze nei musical, ricopre con grande abilità il ruolo impegnativo e insidioso di Peppino, in perenne conflitto con il fratello.
Naturalmente comico, a suo agio sul palcoscenico pur in assenza di canzoni e coreografie, regala al pubblico risate, senza mai strafare, giocando solo con la naturale comicità del suo personaggio e la profondità che ne fa da contrappunto.
Angela Rosa D’Auria, pur definendosi regista più che attrice, è bravissima nel ruolo della poco attraente quanto talentuosa Titina, che dipinge con tratti decisi, fiera e caparbia, cresciuta affrontando a testa alta il marchio  di “figlia illegittima”, dal carattere risoluto e l’anima di un’artista versatile, che la renderà un’icona del teatro e del cinema.

I costumi di Millenotti e le musiche di Piovani

Insomma uno spettacolo ricco, che mette in campo tanti talenti, sia sotto l’aspetto attoriale che tecnico. Bellissimi e indovinati i costumi firmati dallo straordinario e pluripremiato Maurizio Millenotti.
Ad accompagnare e commentare, gioie e dolori, sconfitte e successi dei protagonisti le brillanti melodie di Nicola Piovani che hanno accompagnato anche il film.

Ma lo stuolo di talentuosi attori, il cast tecnico d’eccellenza, la riconosciuta abilità del regista e l’emozione palpabile di tanti momenti, non regalano al pubblico uno spettacolo che convince a pieno. I continui ingressi di elementi scenici nei cambi a vista, seppur coperti dalla musica, dal canto o dai movimenti degli attori, diventano ripetitivi e rallentano la narrazione dilatandone i tempi.
Probabilmente se il lavoro di drammaturgia, invece di ripercorrere in maniera così pedissequa la sceneggiatura della versione cinetelevisiva, dando l’impressione di essere un canovaccio più che un copione teatrale vero e proprio, avesse sviluppato una struttura più consona al teatro, più ‘autonoma’, la messinscena sarebbe risultata più convincente.

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