Fabio De Rienzo, esperto di e-commerce e founder di Materassimemory.eu: “La facilità digitale non deve oscurare la natura di credito e i rischi finanziari reali”.

NAPOLI – La crescente diffusione delle formule di pagamento che permettono di acquistare online e pagare a rate, spesso in modo apparentemente “senza interessi”, solleva oggi più che mai il tema della consapevolezza finanziaria dei consumatori e dei rischi effettivi connessi a questa pratica. Pur rappresentando una forma di credito sempre più integrata nei processi di acquisto digitale, tali soluzioni possono infatti generare conseguenze per nulla evidenti se non vengono comprese a fondo prima della sottoscrizione.

A evidenziare la complessità della questione è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale napoletano ed esperto di commercio elettronico: “Ci troviamo davanti a strumenti che, per la loro integrazione nella user experience delle piattaforme online, non vengono percepiti dai consumatori come vere e proprie forme di finanziamento. Questo può portare all’accumulo di debito non pianificato, alla difficoltà di gestire più impegni di pagamento contemporaneamente e, in casi di ritardo, a conseguenze negative sul merito creditizio e sulla capacità di accesso ad altri prodotti finanziari”.

Secondo analisi condotte in ambito europeo, il fenomeno degli acquisti a rate mostra una crescita continua, favorito dalla possibilità di suddividere il pagamento dei beni in più tranche senza un apparente costo immediato. Tuttavia, gli stessi rapporti segnalano che, dove non esistono adeguati controlli preliminari sulla capacità di rimborso, questi strumenti possono indurre i consumatori a spendere più del proprio budget e ad accumulare impegni che risultano difficili da sostenere nel tempo.

Un punto critico, secondo l’imprenditore e fondatore del portale Materassimemory.eu, riguarda proprio la percezione: “Molte modalità di pagamento rateale digitale non sono, agli occhi dell’utente, assimilabili a un credito tradizionale, con la conseguenza che i rischi di insolvenza o di difficoltà finanziaria non vengono considerati prima della scelta. Secondo alcune evidenze, la diffusione di queste formule è maggiore tra giovani e fasce di consumatori con vincoli di bilancio più stretti, aumentando il potenziale di vulnerabilità economica”.

Oltre al rischio di indebitamento, la gestione dei resi e dei rimborsi può risultare più complessa rispetto a un acquisto pagato in un’unica soluzione, così come le penalità per ritardato o mancato pagamento possono trasformare un impegno apparentemente accessibile in un onere finanziario rilevante.

Per questo De Rienzo invita le istituzioni, i regolatori e gli operatori del settore a promuovere maggiore trasparenza e strumenti di educazione finanziaria: “Non si tratta di demonizzare l’innovazione nei pagamenti, ma di garantire che la facilità digitale non si traduca in una sottovalutazione dei rischi. Serve che chi utilizza queste forme di dilazione sia messo in condizione, prima della scelta, di comprendere pienamente le implicazioni economiche e le eventuali conseguenze sui propri impegni finanziari”.

La proposta dell’esperto include anche un intervento normativo più chiaro che riconosca formalmente queste modalità di pagamento come credito ai fini delle tutele del consumatore e che introduca obblighi informativi stringenti per i prestatori, analoghi a quelli previsti per altri strumenti di finanziamento, in modo da assicurare che la percezione di “comodità” non cancelli la natura di debito. “Una regolamentazione adeguata – conclude De Rienzo – non limita la competitività delle soluzioni digitali, ma offre ai cittadini gli strumenti per operare scelte consapevoli e sostenibili nel tempo”.

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