Quando la telecronaca disturba lo spettacolo.

Le dichiarazioni della redazione di Rai Sport, arrivate dopo la telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, hanno un peso che va ben oltre il mero errore televisivo.
Non sono uno sfogo del malumore evidente dopo ben due bocciature, a maggio e giugno 2025, del piano editoriale proposto dal direttore Paolo Petrecca.
Sono proprio un atto di accusa interno: la redazione che parla contro il proprio direttore esprimendo una netta sfiducia che ha portato a proteste, ritiri delle firme e l’annuncio di tre giornate di sciopero.

Il punto non è la gaffe o la somma delle gaffe. Non è solo quello. Anche se ciò che è accaduto in diretta mondiale resta difficilmente liquidabile come dettaglio.
Durante la cerimonia inaugurale, Paolo Petrecca ha mostrato una preparazione approssimativa e una conduzione confusa: ha aperto la diretta collocando l’evento nello stadio Olimpico, ha confuso volti e ruoli istituzionali, ha attribuito parentele inesistenti al Presidente della Repubblica, ha faticato a riconoscere protagonisti annunciati e momenti chiave della messa in scena. Errori elementari, non da esperto ma da telespettatore incompetente.

Il problema, lo si ripete, non è l’inesattezza in sé. È la serialità, la mancanza di controllo e la sensazione o a questo punto la certezza che la voce chiamata a raccontare uno dei riti più solenni dello sport mondiale stesse navigando a vista.

In quel momento la telecronaca ha smesso di accompagnare lo spettacolo e lo ha disturbato, costringendo il pubblico a interrogarsi non su ciò che accadeva in campo e sul palco, ma su chi stava parlando.

E’ qui che il comunicato della redazione RAI SPORT acquistano un significato politico e professionale preciso. Non contestano un errore umano, ma il ruolo. L’esercizio dei poteri connessi alla posizione apicale quando mancano preparazione specifica, studio del contesto e rispetto del lavoro che precede una diretta di quella portata.
La protesta riguarda un modello di gestione in cui la direzione diventa protagonista e la competenza collettiva resta sullo sfondo. Un modello che, nel servizio pubblico, produce un danno doppio: verso i lavoratori interni delegittimati e verso i cittadini che pagano per un’informazione e si ritrovano l’improvvisazione in mondovisione.

Per questo la figuraccia della cerimonia inaugurale non è un incidente isolato, ma il sintomo visibile di una frattura più profonda. Le Olimpiadi hanno semplicemente acceso i riflettori su un problema che evidentemente covava da tempo. E quando una redazione rompe il silenzio e prende posizione contro il proprio vertice, significa che la soglia di tolleranza è stata superata.

Archiviare tutto come tempesta mediatica sarebbe comodo, ma miope. Perché il vero tema non è solo Petrecca che sbaglia in diretta, è un servizio pubblico che sta perdendo progressivamente sempre più funzione e competenza.

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