L’imprenditore turistico Enrico Ditto interviene sulle recenti proteste dei comitati di Bagnoli contro i lavori connessi all’evento

Napoli. «Non c’è motivazione economica, turistica o di qualsivoglia tipo che possa essere calata dall’alto su chi vive i territori senza essere prima ascoltato». È il giudizio di Enrico Ditto sulle recenti proteste dei comitati di Bagnoli contro i lavori connessi all’America’s Cup 2027.

Negli ultimi giorni, sul fronte di via Diocleziano e via Enea, alcuni cittadini organizzati nella “Rete No America’s Cup” hanno bloccato il transito dei camion diretti ai cantieri, denunciando l’assenza di una valutazione d’impatto ambientale e la mancanza di un confronto preventivo con la popolazione locale.

Secondo Ditto, la protesta non può essere liquidata come un disagio secondario o un ostacolo da aggirare per timore di ritardi organizzativi. «Se la politica non si pone all’ascolto delle istanze dei cittadini – afferma – sta fallendo nella sua funzione fondamentale di mediazione e di governo del territorio».

Per Ditto, un evento internazionale come l’America’s Cup non può prescindere da un percorso partecipato: «Un appuntamento di questa portata non può essere costruito senza una strategia collettiva che includa chi abita, lavora e vive quotidianamente nei quartieri interessati dai cantieri».

Il tema di Bagnoli, ricorda Ditto, è da anni uno dei nodi più complessi della città. «Parliamo di un’area segnata da decenni di discussioni sulla bonifica dell’ex Italsider, sulla colmata costiera e sui progetti di rigenerazione urbana. Inserire qui le infrastrutture dell’America’s Cup significa intervenire su un terreno già attraversato da conflitti, aspettative e ferite mai rimarginate».

Per questo, sottolinea, «non può essere l’urgenza dei cronoprogrammi o la paura della paralisi amministrativa a mettere i cittadini in secondo piano». Un percorso decisionale che esclude i portatori di interesse locali, avverte Ditto, «rischia di erodere fiducia e consenso sociale, indebolendo la stessa base su cui dovrebbero poggiare le opportunità economiche e turistiche legate all’evento».

Anche dal punto di vista turistico, pur riconoscendo il valore di un evento capace di attrarre attenzione e visitatori da tutto il mondo, Ditto ribadisce la necessità di equilibrio: «Non esiste una crescita solida e duratura senza una strategia condivisa. Le ricadute positive sull’economia locale e sull’immagine della città passano attraverso un equilibrio tra sviluppo e partecipazione, tra investimenti e coinvolgimento reale delle comunità».

La posizione di Enrico Ditto è netta: «Lo sviluppo turistico ed economico non può essere un’imposizione. Deve essere il risultato di un dialogo aperto e continuo con la popolazione». In assenza di questo dialogo, conclude, «le proteste non sono un fastidio da rimuovere, ma il segnale di un deficit di governance che la politica ha il dovere di affrontare con serietà e responsabilità».

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