Le passerelle dell’alta moda perdono un altro grande pilastro. Con la morte di Valentino, avvenuta il 19 gennaio scorso, si chiude un capitolo fondamentale del Novecento creativo, un’epoca al servizio dell’eleganza vissuta come disciplina, visione e misura del tempo. Valentino Garavani non è stato semplicemente uno stilista, è stato un costruttore di sogni ordinati, un architetto della grazia che ha insegnato al mondo come la bellezza vera possa essere silenziosa e al tempo stesso “urlata” da tutti.

Nato nel 1932, figlio di una famiglia benestante, Valentino Ludovico Clemente Garavani cresce a Voghera, una provincia italiana lontana dai riflettori, ma non quelli nei sogni del giovane creatore preciso di perfezione, che lo hanno reso fautore dell’eleganza. Da ragazzo osserva le donne, le immagina nei tessuti, con le linee dei corpi armonici, trasformando la frivolezza della moda in un vero e proprio linguaggio. Parigi diventa la sua scuola naturale, dove studia e lavora respirando l’aria dell’alta sartoria francese, imparando il rigore a servizio dell’estro e la costruzione dettata dell’emozione.

Il ritorno in Italia segna l’inizio della leggenda. A Roma, insieme a Giancarlo Giammetti, Valentino fonda la sua maison e sceglie la capitale come palcoscenico di un’eleganza solenne e mediterranea. È qui che nasce uno stile riconoscibile, fatto di linee pulite, volumi equilibrati, dettagli minimi e una femminilità mai gridata. Il suo rosso, intenso e teatrale, leggermente freddo, diventa una firma universale. È un colore che comunica passione, lusso e classe, forza e raffinatezza, pensato per valorizzare ogni incarnato perché, a suo dire, una donna in rosso, emana tutta la femminilità più assoluta.

Il suo marchio ha stato indossato da regine e attrici, da Jackie Kennedy a Sophia Loren, da Elizabeth Taylor a Julia Roberts, senza mai trasformarle in manichini. Al contrario, il suo talento è stato quello di esaltare chi indossava i suoi abiti, mettendo la donna sempre al centro, mai l’ego dello stilista. In un mondo sempre in corsa, Valentino è stato un couturier classico, sempre fedele alla sartoria e alle sue sarte, contro quell’eccesso che non lo apparteneva. Anche dopo il ritiro, il suo nome ha continuato a vivere come un riferimento morale prima ancora che estetico, regalando alla moda mondiale un’idea di bellezza senza tempo, fatta di rispetto, armonia e disciplina.
Ora che il suo ago si è fermato, restano le tracce invisibili del suo passaggio. Come una cucitura interna che non si vede ma regge l’abito, Valentino continuerà a sostenere l’eleganza del mondo, silenzioso, eterno, perfettamente intatto.
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