mercoledì 18 ottobre 2017
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Il famoso vichingo di Birka era una donna: lo dice il Dna

I resti del guerriero vichingo, chiamato “ Bj 581”, sepolto a Birka oltre mille anni fa, in Svezia,  dimostrano che in realtà si trattava di una guerriera. Lo studio, pubblicato recentemente sull’ American Journal of Physical Anthropology, ha ribaltato tutte le credenze degli archeologi riguardo a ciò che credevano di sapere a proposito dei Vichinghi.

Già tra il 2014 e 2016 l’archeologa Anna Kjellström dell’università di Stoccolma aveva avanzato l’ipotesi che le ossa pelviche e quelle della mandibola non potevano coincidere con le dimensioni di quelle di un uomo. Tuttavia il suo studio non fu preso in considerazione e anzi vari archeologi contestarono alla ricercatrice che le ossa erano state catalogate in maniera errate o che gli scheletri del sito archeologico erano stati confusi con quelle del guerriero “Bj 581”.

Grazie alle avanzate tecnologie, i dubbi sollevati dagli archeologi nei confronti della collega, sono stati del tutto risolti. Infatti per capire definitivamente l’identità del guerriero, un team guidato dall’archeologa dell’università di Uppsala Charlotte Hedenstierna-Jonson ha condotto delle indagini sul DNA: il risultato è chiaro, non essendo stati trovati cromosomi Y.

In definitiva il guerriero vichingo “Bj 581” è sicuramente una donna, per di più una guerriera che avrebbe ricoperto un ruolo di leader, in quanto sepolta con una spada, un’ascia, una lancia, un coltello, due scudi, delle frecce e un paio di cavalli da guerra; sul grembo degli oggetti simili a pedine che venivano utilizzati per illustrare tattiche di guerra.

Ciò confermerebbe che le Valchirie, coraggiose guerriere vichinghe non erano solo frutto della mitologia, tuttavia è ancora in discussione se la guerriera ritrovata nella necropoli di Birka fosse un’eccezione o la norma tra i Vichingi, popolo di navigatori e guerrieri sanguinari.

 

Paola Esposito

Paola Esposito, laureanda in giurisprudenza, una grande passione per il cinema che coltiva fin da quando è adolescente, perchè al cinema la vita scorre come rappresentazione dei vizi e delle virtù degli individui, attraverso cui questi ultimi possono emozionarsi, capire, rivedersi nelle situazioni comuni e meno comuni.